ano Baratta j Fenomenologia, filologia, critica Nella prolusione tenuta all’Università di Trieste (1), G. Petronio assume un atteggiamento severo ed ammonitore nei confronti della situazione della critica letteraria contemporanea. Si tratta anzitutto — sostiene il Petronio — di rifiutare la « particolare categoria dello spirito, la poesia, nella quale a momenti, si trasfigurerebbe, depurandosi e universalizzandosi la materia ». E fin qui siamo d’accordo con il critico, ma lo stesso pare ricalcare una sua linea di depurazione, quando intende tracciare una storia dell’attività letteraria « nella quale le sue acmi siano considerate non momenti di raptus poetico, ma il frutto di una personalità complessa ed organica ». Tale pericolo è reso ancor più evidente dal fatto che il giudizio di valore dovrà fondarsi sulla verifica della « adeguazione piena della poetica (dell’artista) al proprio mondo interiore ». Da ciò pare conseguire il riconoscimento di una poesia maggiore dove maggiore sia tale adeguazione e di una poesia minore, o di letteratura o di struttura, là dove tale adeguazione sia meno piena. Così se da un lato accettiamo che la « validità di una ipotesi sia nelle sue capacità di spiegare un numero maggiore di fatti », non consentiamo tuttavia alla distinzione operata dal Petronio fra saggistica critico-letteraria e crìtica letteraria, in quanto, come sosterremo più avanti, riteniamo che di critica letteraria soltanto si debba parlare da proporsi su fondazioni di metodologia sindiacronica. Perciò, per noi, non si tratta di « due attività sostanzialmente diverse », in quanto pensiamo che nè una saggistica, se rigorosa, violenti il testo, nè la critica letteraria (nella accezione del Petronio) possa, unica, fondarsi sulla « religione del passato ». Per sostenere questa ultima asserzione, bisognerebbe avallare un metodo, la cui oggettività bilicherebbe tra un esito positivista e una risoluzione epochizzante. Riteniamo invece, senza erigere a norma il principio del consumo ed accettando quindi l’istanza sociologica del Petronio, riteniamo sia necessario tener presente l’arco di fortuna di un certo testo, attenzione che permette di storicizzare la moda, i gusti, l’effimerità anche delle scelte. E’ questo un modo di studiare un’opera nel significato che ha avuto nel passato, in relazione ad un pubblico storicamente definibile nella sua fisionomia. L’obiezione di un risultato positivistico è invero prevista dal Petronio. Allora noi crediamo che tali discriminazioni fra saggistica e crìtica letteraria siano consapevoli irrigidimenti, confortati noi in ciò dalla proposta della coppia simmetricamente antinómica del saggista e del critico. Se così è, che significato vuole avere il discorso di G. Petronio? A noi pare che tale significato sia da rilevarsi nella volontà di porre ordine, di tracciare una discriminazione nella fluidità attuale della critica. 12