La ragione dell’allarme si ha. Si pensi allo sterile ricambio di ambiguità emblematica tra espressione artistica e critica letteraria. Anzi v’è una situazione di costume, di alto costume, nella cui area gli imprestiti di ambiguità che sono dentro la situazione estetica si trasmettono alla critica, a sua volta confortata dalla conclamata ambiguità a base dell’arte. Lo stesso termine ambiguità è divenuto un sintagma peculiare dell’estetica. A noi pare che occorra circoscrivere il problema, denunciando puntualmente la caratterologia della situazione. Dopo la eversione furibonda dell’estetica pura, dopo la demitizzazione della degustazione elitaria del fatto artistico, è stata verificata la direzione delle nuove proposte estetiche, tenendo sempre presente la pericolosità di cadere in una nuova sistemazione estetica metafisica. Aprioristicamente si è rifiutato il giudizio di valore, nella impossibilità di radicarlo nella fondazione, accorti sempre che la fondazione comporta il rischio della metafisicità. O un deserto dei giudizi o la velleità di proporre giudizi che il fatto artistico predicano solo da un punto di vista storico, filologico, sociologico. Il rifiuto di qualsiasi estetica metafisica ha significato la assenza di discriminazione, l’impossibilità di definizone. E’ ovvio che anche noi non accettiamo le soluzioni metafisiche o intuizionistiche o mistiche che negano che l’espressione artistica sia una cosa (3); tuttavia riteniamo di dover sottolineare la provvisorietà di moduli e di schemi suggeriti da ambiti culturali per lo più anglosassoni, che con vernice eversiva presto corrosa, si diffondono nell’ambito culturale italiano (4). Probabilmente G. Petronio nella sua prolusione ha tenuto presente il quadro complesso e fluido di tali proposte e come il Petronio, anche G. Barberi Squarotti ha cercato di riproporre un ordine nell’ambito della critica letteraria allorché ha scritto che « il significato di una poesia è nella quan- tità di realtà conosciuta e di coscienza rivelata che porta in sè, quindi nel suo rapporto con la possibilità di mutare il mondo, di incidere sul divenire delle cose ». Quella di Barberi Squarotti è un direzione di indagine che non pare possa pervenire alla soluzione assiologica. Infatti il critico insiste nel parlare di significato di un’opera, mai di valore. La dichiarazione di stilista integrale gli permette, è vero, di accogliere l’istanza sociologica; gli permette di rilevare il significato della statistica delle nozioni sentimentali, di perseguire la stilistica delle strutture, l’analisi delle forme retoriche, (muovendo in seno a tale ultimo discorso, un rilievo alla direzione di un E.R. Curtius (6), ci sembra): ma il critico sa di non poter pervenire alla fondata distinzione tra un buon articolo di fondo e una composizione (che continuiamo a definire) poetica. Ci sembra comunque che una garanzia di metodologia sicura ci sia offerta dalle proposte della stilistica integrale, soprattutto nella insistenza (che la qualifica) intorno alla « dialettica ampiezza -profondità conoscitiva », intorno alla necessità di una indagine filologica che, per essere tale, tiene conto della direzione sincronica e di quella diacronica. Almeno tale direzione permane sicura e va ribadita. Cioè attraverso l’esame delle strutture dei nessi sintattici di uno Svevo, per es.(7), si arriverà alla definizione non aprioristica, ma ricavata (dalle strutture stesse), di - monologo interiore dall’esame della elencazione ellittica nella poesia di Montale si potrà pervenire alla determinazione concreta, cioè in sede di lettura, di uno stilema del poeta (8). E’ chiaro pertanto che con un’indagine di tale natura non si ovvia al costume critico (più recente) di studiare soltanto le opere corredate di tutti i crismi della autenticità, cosicché si sia dispensati dalla definizione della natura di questa stessa. Nello stesso modo non si disturba certo il costume di affrontare in sede puramente fenomenologica, cioè polemica, di rifiuto o di accoglimento, il novissimo. Quanto si è affermato sopra si chiarisce se si tiene conto che la stilistica integrale 13