Merleau-Ponty non forniscono una ennesima definizione (empirica o metafisica) dell’arte? E sullo stesso terreno non si pone forse il Pareyson quando vede lo specifico dell’arte nella formatività, o la Langer quando ne fissa la peculiarità nell’essere l’arte unconsummated, o ancora il Della Volpe quando pone lo specifico del polisema nella testualità organica? Noi crediamo che siano altrettante risposte che perpetuano l’elenco delle definizioni, dal momento che (come lo stesso Barilli ammette) non è risolto il problema « della sistematicità della ricerca filosofica, se cioè questa abbia come compito il raggiungimento del sistema » (46). Alla fine dunque, l’opera di R. Barilli ci appare come un serio tentativo di collazionare le varie soluzioni che dal pragmatismo alla fenomenologia sono state avanzate per la fondazione di una estetica empirico-immanentistica; e la ricerca stessa ci appare come la migliore prova dello sforzo compiuto dagli estetologi occidentali di fondare l’integrazione fra uomo e mondo procedendo dal concetto di a priori (47). NOTE (1) G. Petronio, Introduzione a una storia dell’attività in Italia in II Contemporaneo, N. 78. (2) E. Kris. L’Ambiguità estetica, in Sigma, 2. U. Eco. Apocalittici e in- tegrati, Milano, 1964, pagg. 94, 101; L. Trillino, La letteratura e le idee, Torino, 1962, pagg. 9, 18, 20, 234. L’opera di Trilling è importante proprio per chiarire una situazione di aggiornamento in Italia rispetto alle scuole americane della Critica nuova e del Realismo sociale, i cui opposti orientamenti sono sottoposti al tentativo di accordo da parte del Trilling. G. Dorfles, Simbolo e metafora come strumenti di comunicazioni in estetica, in II pensiero americano contemporaneo, I, Milano 1958, pagg. 65-69, passim. G. Dorfles, Le oscillazioni del gusto, Lerici 1958, pagg. 130-131; G. Dorfles, Il divenire delle arti, Torino 1959, pagg. 51-54; G. Dorfles, Simbolo comunicazione consumo, Torino 1962, pagg. 54-55; E. Garroni, La crisi semantica delle arti, Roma, 1964, pagg. 204-206; R. Barilli, Per una estetica mondana, Bologna, 1964, pag. 90. (3) A. Pasquinelli, Nota sul problema della comunicazione, Il Verri, 13 pagg. 81-84; G. Della Volpe, Discorso poetico e discorso scientifico, in Crisi dell’estetica romantica e altri saggi, Roma, 1963 pagg. 134-35; J. Dewey, L’arte come esperienza, Firenze, 1951, pag. 7; G. Morpurgo Tagliabue, Il concetto dello stile, Milano, 1951, p. 11, cap. II. (4) Come sezione tracciata nella densa zona del costume culturale italiano citiamo solo S.K. Langer, Problemi dell’ arte, Milano, 1962. Nel risvolto della copertina il testo della Langer viene presentato come un capitolo imprescindibile dell'estetica contemporanea. Leggendo poi le pagine si viene a contatto con posizioni che sono ancora al di qua della soluzione del problema dell'arte come ineffabilità. Le conclusioni che si potrebbero trarre dalle posizioni della studiosa — di cui è comparsa in traduzione italiana l'opera più famosa Feeling and Form (Feltrinelli 1965) — permetterebbero di negare perfino la possibilità di storicizzare il fatto artistico. © CONCESSIONARIA PER MANTOVA E PROVINCIA FILIPPINI - AUTO © VENDITA RICAMBI ASSISTENZA Via Montanara e Curtatone, 58 - Tel. 29696 / 29697 - MANTOVA 21