trottola del gusto e la continuità del gusto medesimo sia garantita dalla persistenza delle strutture sociali di cui tale gusto è espressione, possiamo citare Escarpit che afferma decisamente l’illusorietà del pregiudizio comune secondo cui l’arte è per sua natura immortale. « Scrittori universali o eterni, sono coloro il cui basamento è particolarmente esteso nello spazio o nel tempo, coloro che si spingono più lontano nella ricerca dei loro contemporanei. Molière è ancora giovane per noi, francesi del XX secolo, poiché il suo mondo vive ancora e abbiamo con lui affinità di cultura, di credenze e di linguaggio...; ma il cerchio si stringe e Molière invecchierà e morirà quando morirà quel tipo di civiltà che la Francia d’oggi ha in comune con la Francia di Molière » (5). D’altro canto l’agitare il problema dell’universalità o della storicità dell’arte non significa di fatto porsi dinanzi a una inevitabile dicotomia: l’arte è storica o l’arte è metastorica. Operare un processo di storicizzazione dell’arte, dimostrarne il grado di condizionamento rispetto alle strutture sociali non vuol dire dimenticare che, se l’arte è in correlazione col mondo della prassi, il fatto trascende la prassi medesima. Al fondo del problema resta dunque quella celebre ’’difficoltà marxiana” (« Ma la difficoltà non sta nell’intendere che l’arte e l’epos greco sono legati a certe forme dello sviluppo sociale. La difficoltà è rappresentata dal fatto che essi continuano a suscitare in noi un godimento estetico e costituiscono, sotto un certo aspetto, una norma e un modello inarrivabili ») che Lukacs si è sforzato di risolvere con l’affidare all’arte il compito di tenere desta l’autocoscienza storica dell’umanità. Ora è chiara l’importanza di indagini di questo tipo, se si pensa alle lacune delle storie della letteratura tradizionali, in cui la mancanza di una prospettiva sociologica causa, per dirla con Escarpit, errori prospettici simili a quelli dei mappamondi scolastici « che mostrano un’enorme Alaska al cospetto di un piccolissimo Messico ». In ogni caso la sociologia della letteratura non ha la pretesa di applicarsi alla totalità del fatto letterario. Problemi come quelli posti dalla presenza in un’opera letteraria di un individuo creatore o delle ’forme astratte’ richiedono mediazioni di carattere volta a volta filosofico e psicologico, estetico e stilistico, linguistico e tecnico esorbitanti dal terreno di competenza del sociologo. Il primo problema di un’indagine sociologica della letteratura è quindi quello della definizione del proprio ambito di ricerca, uno degli errori metodologici più diffusi derivando dal fatto che si assume a oggetto dell’analisi sociologica un campo più vasto di quello consentito dalla natura ’specifica’ dell’indagine stessa. In questo caso il sociologo, per sopperire alle lacune derivategli dalla sua non-precisa delimitazione del campo di ricerca, deve necessariamente ricorrere a una serie di mediazioni (filosofiche, estetiche, psicologiche, ecc.) tratte da campi diversi con la conseguenza di dare origine a un lavoro eterogeneo, disorganico, il più delle volte approssimativo. Così anche quei lavori che presentano una loro coerenza interna rispetto a una precisa dimensione estetico-filosofica, come è il caso di Lukacs, devono essere assunti dal sociologo della letteratura soltanto per quel che concerne lo « specifico sociologico », non appartenendo di diritto alla sociologia della letteratura la valutazione estetica dell’opera d’arte. Nel caso del marxismo infatti le ricerche per la formulazione di un’estetica sociologica, con la conseguente motivazione del giudizio estetico sulla scorta del- 25