Dove traspare con evidenza il rifiuto d’ogni sociologismo volgare, d’ogni prospettiva che ritenga di poter tracciare una linea retta tra le forze di produzione e l’opera letteraria. Se, coerentemente all’interpretazione marxista, per Goldmann i fattori economici rimangono l’infrastruttura del fenomeno letterario, egli rifiuta risolutamente ogni economicismo astratto e meccanicistico in cui l’effettivo rapporto tra letteratura e società viene in definitiva interpretato in maniera mistificante Vero è che se un’opera letteraria non può essere spiegata solo facendo riferimento alla personalità dell’autore, o all’influenza esercitata da modelli letterari o correnti di pensiero, è altrettanto vero che errore fondamentale di certa sociologia è stato quello di dimenticare la complessità di mediazioni attraverso le quali passa il rapporto fra « immaginazione creatrice » e infrastruttura sociale Soltanto il metodo dialettico può garantire una linea interpretativa che, partendo dall’elemento empirico, l’opera d’arte, ritorni ad applicarvisi in concreto, dopo essersi arricchito di tutte le mediazioni necessarie ad esplicare convenientemente il dato di partenza. Ora la difficoltà consiste nel reperimento di tali mediazioni, o meglio sul significato che alle medesime si vuole fornire. Generalmente la storiografia letteraria si è limitata a servirsi dei dati biografici sostendo che la disamina della struttura psicologica dello scrittore e dei suoi rapporti socio-ambientali è di per sè illuminante per la comprensione del testo letterario. Noi non possiamo, con il Goldmann, non sottolineare come il valore di un simile criterio d’indagine sia soltanto parziale in quanto, per una sua validità in assoluto, occorrerebbe che per suo tramite potessimo conoscere le minime motivazioni della psicologia dello scrittore, nonché la quotidianità delle circostanze esteriori che agiscono su tali motivazioni. Il che rimane evidentemente assurdo: per quanto approfondita e scientificamente attrezzata, un’indagine biografica non può superare certi limiti oggettivi. Le difficoltà interne all’applicazione di tali tipi di mediazione non devono tuttavia far ritenere auspicabile un ritorno al metodo filologico, vale a dire all’esame puramente empirico dell’opera letteraria. Tale metodo, pure scientificamente rigoroso, non potrà mai superare il limite dovuto all’impossibilità di distinguere all’interno di un’opera gli elementi che ne costituiscono la misura essenziale da quelli accidentali, dovuti all’influsso di circostanze del tutto contingenti e in ogni caso non costitutive. In altre parole al filologo manca il criterio per distinguere, nell’arco della produzione dello scrittore, il rilievo che vi assumono determinati testi anziché altri. Il che rinvia al problema fondamentale d’ogni interpretazione scientifica dell’opera letteraria che voglia porsi al di sopra del piano puramente filologico, ossia alla ricerca di uno strumento concettuale Ai lavoro, indispensabile per comprendere le espressioni immediate del pensiero di determinati individui (17) tale criterio è per Goldmann la « visione del mondo » dello scrittore. Visione che non è evidentemente espressione del mondo interiore dell’individuo atomisticamente inteso, ma che rimanda ai rapporti di inter-azione (e quindi a una metodologia di tipo dialettico) che legano l’individuo stesso a determinati gruppi sociali (associazioni economiche e professionali, comunità intellettuali e religiose, nazioni ecc.) tra i quali un’importanza primaria assume la classe in quanto fino al giorno in cui gli uomini non riusciranno a « liberarsi effettivamente sul piano del comportamento quotidiano dal loro asservimento ai bisogni economici » saranno obbligati « a consacrare la massima parte delle loro preoccupazioni e delle loro attività ad assicurarsi l’esistenza o nel caso delle classi dominanti a conservare i propri privilegi, ad amministrare e ad accrescere la propria fortuna »( 18). 30