Mario Baroni Musica e Resistenza In margine ai concerti di « Musiche della Resistenza », dedicati dal Teatro Comunale di Bologna al ventennale della Liberazione, ha avuto luogo un convegno di critici e musicologi che hanno discusso deH’iniziativa, del tema proposto, e dei problemi di ordine sociale ed estetico che ad esso sono connessi. Già il termine di « Resistenza » si prestava a diverse interpretazioni: gli organizzatori della rassegna l’avevano inteso piuttosto ampiamente: Resistenza era per loro un movimento iniziato negli anni trenta come opposizione al nazi-fascismo, culminato nella guerra di liberazione e non ancor oggi concluso in tanti paesi: avevano incluso fra le musiche in programma, tre frammenti dal « Wozzek » di Alban Berg che solo idealmente può essere considerato un precursore del movimento; è stato inoltre eseguito in prima mondiale il « VII Concerto » di Goffredo Petrassi che non è nato per la Resistenza, ma è semplicemente stato dedicato alla rassegna bolognese. Il criterio di selezione era dunque assai ampio; nè poteva essere diversamente in quanto si trattava di musiche per la Resistenza e non di musiche della Resistenza: le quali, a rigor di logica, appartengono al campo del folclore e non a quello della musica dotta: ciò ha posto giustamente in rilievo Diego Carpitella nel suo intervento che ha ricondotto il termine di Resistenza al suo significato rigorosamente storico di guarra partigiana contro il nazi-fascismo. Dal canto suo Piero Santi ha sostenuto che se ci si deve attenere ai termini culturali della questione (musicali nella fatti- specie), e non ai suoi termini storico-politici, il concetto di Resistenza coincide con quello più generico di « impegno »: una musica « impegnata » non esaurisce in se stessa il suo valore, ma incide in qualche modo sul contesto sociale che l’accoglie. La discussione ha poi toccato un altro tema fondamentale, proposto da Luigi Pestalozza: se di musica si deve parlare, l’appellativo « resistenziale » non può essere applicato a qualsiasi musica possieda un testo o magari solo un titolo generico che si riferisca all’argomento, ma è legittimo solo per quelle musiche il cui linguaggio corrisponda agl’ideali civili che la Resistenza propugna. Per Pestalozza esiste dunque un’identità fra avanguardia politica e avanguardia musicale, che molti hanno contestato: Fedele D’Amico ha sostenuto anzi la tesi opposta: essere la musica « dell’avanguardia » un fenomeno d’evasione dai problemi sociali, perchè pone troppo insistentemente l’accento sul problema formale del linguaggio. □ Di queste questioni che il convegno ha posto siamo tanto più volentieri indotti a parlare, perchè s’inseriscono in quel discorso su musica e società che avevamo abbozzato nel numero precedente del Portico. E’ dunque lecito arrischiare un’identificazione delle posizioni dell’avanguardia politica e di quella musicale? E in che senso si possono stabilire dei confronti fra due attività così apparentemente diverse? In realtà, anche il linguaggio musicale, come quello di ogni altra arte, non « di- 36