ce » non concettualizza, ma « allude », si esprime per analogie solo intuibili e non riducibili alla convenzione logica dei concetti, si appella perciò direttamente e senza mediazioni a quelle radici vitali dell’individuo che rappresentano la suo coscienza in uno stadio pre-logico, quando cioè non si è ancora fatta pensiero o parola. D’altra parte sono proprio queste istanze sub-consapevoli che regolano la condotta dell’individuo, che nutrono la sua vita morale e sociale, che determinano la sua « visione del mondo » che indirizzano le scelte del suo stesso pensiero. Non a caso esiste una sostanziale identità di problemi fra le varie manifestazioni spirituali di una medesima epoca e di una medesima civiltà, per cui si può parlare ad esempio di « Rinascimento » come di un concetto unitario comprensivo delle manifestazioni artistiche, filosofiche, religiose, del pensiero politico, dei rapporti sociali, del costume, ecc.; ogni epoca ha una sua particolare costellazione di problemi esistenziali la cui urgenza s’impone e impregna di sè, più o meno consapevolmente la vita di ciascun individuo e i suoi rapporti con gli altri individui. Se dunque l'arte è la comunicazione intuitiva e drammatica di questi problemi e la filosofia ne è la comunicazione concettuale, l’ideologia e l’attività politica rappresentano il tentativo di plasmare la struttura della società istituendo un tipo di rapporto sociale in cui queste istanze vengano soddisfatte. □ La storia della civiltà occidentale può offrire molti suggerimenti a conferma di quanto s’è detto: l’ideale politica del principe rinascimentale, ad esempio, corrisponde a quell’esigenza di pienezza di vita e di libertà individuale che è caratteristica di quella civiltà: la teoria e la pratica della potenza era l’unica che potesse effettivamente corrispondere alla situazione storica e culturale di un’epoca in cui il dinamismo della borghesia imprenditoriale era uscita vittorioso dalla lotta contro il rigore teocratico della civiltà feudale: per la stessa ragione gl’ideali spiritualistici della cultura e deO’arte « cavalleresca » cedono il posto a una concezione più ampia dell’uomo, in cui le ragioni della carne e della terra trovano il posto che loro compete proprio perchè infrangono le inibizioni tipiche di un’idealità morale altissima, se si vuole, ma alquanto remota dalle reali possibilità umane. Gl’ideali artistici e quelli politici del Rinascimento trovano dunque un terreno comune in questa prorompente esigenza di pienezza vitale, frutto del mutato tipo di rapporti sociali determinati dall'ascesa della borghesia e dal crollo del mondo feudale. Alcune osservazioni si possono fare su questa «Weltanschauung» cinquecentesca: la stagione rinascimentale è breve ma l'ideale di uomo che essa ha concepito, regge per secoli agli urti e alle crisi a cui è sottoposto, proprio perchè per secoli la struttura della società che l’ha fatto nascere rimane immutata: la Riforma, la Controriforma, le filosofie razionalistiche, le scoperte geografiche o scientifiche, la applicazioni tecnologiche non riusciranno a intaccarlo fino a quando il loro peso non sarà tale da alterare radicalmente la struttura stessa dei rapporti sociali: è proprio questa che ha il potere di far nascere nuove esigenze vitali, di creare nuovi problemi esistenziali. Fino a quando la « Corte » di tipo rinascimentale rimane la principale produttrice e consumatrice d’arte, essa monopolizza e diffonde la cultura, e l'arte ufficiale europea fino alla fine del sec. XVIII, rimane arte «cortigiana» e riflette (a parte poche eccezioni) i problemi e le crisi di « quella » società. E’ inoltre particolarmente significativa un’altra osservazione: la concezione dell’uomo mediovale era fortemente caratterizzata da una componente misticheg-giante; l’ideale cavalleresco, di origini cristiano-barbariche, era basato sulle idee fondamentali dell’ordinamento gerarchico e della fedeltà; Dio stesso l’aveva voluto, sia perchè il potere imperiale non poteva prescindere dall’investitura divina, sia perchè il vincolo della fedeltà era sacro e giurato. Il Rinascimento demisticizza certamente questa concezione e ci restituisce un uomo più vicino alle reali dimensioni umane, meno proiettato verso la tracendenza: tuttavia neppur esso Rinascimento rappresenta l'uomo: anch'esso lo idealizza, tende a conferirgli una assoluta pienezza di vita, una perfetta armonia di tensioni interne, tende a inserirlo in un'ambiente 37