naturale fatto a sua proporzione. La società di corte ama quest’uomo ideale tanto quanto la società cavalleresca amava quelle vestigia terrene di Dio; se amare significa tendere verso qualche cosa, questa cosa non erano gli uomini reali, ma « quel-1’ »uomo: un obiettivo, dunque, anch’esso fuori dell’umanità: anche il Rinascimento ha una sua particolare forma di misticismo. E’ chiaro che il rapporto fra l’individuo e quest'idea di uomo è di carattere assolutamente personale e deve prescindere dal problema dell'esistenza e della presenza degli altri uomini: all'individualismo sociale e all'assolutismo politico dell’epoca che va dal XV al XVIII secolo, corrisponde perciò perfettamente questo idealismo artistico. E’ illuminante da questo punto di vista il passaggio dalle concezioni di origine rinascimentale, a quelle romantiche e poi contemporanee. Nata dalla vanificazione dell’ideale rinascimentale che col volgere dei secoli aveva perduto la sua potente carica morale di sanità e di pienezza di vita e si era andato estenuando, per esempio nella Corte francese del ’700, in un individualismo fiacco e raffinatissimo, la concezione del mondo dei romantici, rappresenta il momento della crisi dell'idealismo metafisico: al concetto ormai logoro di bellezza, di armonia, di pienezza, essa sostiuisce quello di « infinito »: l’aspirazione verso l’infinito, tipica dei romantici rappresenta proprio questo venir meno di un ideale concreto che cede il posto a un’aspirazione indistinta: quel tendere che è proprio della musica romantica (Beethoven, Wagner) è un tendere verso un ideale che non ha più un’esisten-concreta, confini precisi, forma certa: è come un’amore che ha perso il suo oggetto e si risolve in puro e semplice bisogno d’amare (l’amante sfortunato, tipo Werther, è in tal senso, fortemente simbolico ed è significativo il fascino che esercita sui suoi contemporanei). E’ vero che ciascuno dei romantici tende a concretizzare la propria aspirazione in un oggetto ben definito: ad esempio nell’idea di libertà che le istanze sociali della rivoluzione francese avevano reso impellente, o nell’idea cristiana che questo clima di tensione morale ripropone con nuovo vigore; ma è pure vero che nessuno di questi ideali si impone come « l’ideale »: ciascuno di essi rimane appunto non più che un tentativo di dar corpo a questa sete di sopra-umano. Fin che tale tentativo può ancora obiet-tarvisi in un’idea, la macchina metafisica è sufficiente a se stessa; lo diventa sempre meno via via che l’ideale scopre gradatamente il suo carattere fantastico di prodotto umano: la psicanalisi lo riduce addirittura a soggetto di studio, lo reifica e lo fenomenizza. Questo è il processo dell'evoluzione dal romanticismo al decadentismo: dall’epoca in cui si muore per l’ideale all’epoca in cui si vive al di là dei limiti della morale per realizzare pienamente tutto ciò che l'uomo porta in se stesso, sembra che debba frapporsi un abisso: in realtà le due posizioni sono assai vicine: rappresentano le due ultime tappe della dissoluzione di un millennio di aspirazioni metafisiche. E’ chiaro che questo progressivo evolversi della coscienza europea non è senza stretti rapporti con la realtà quotidiana e con i mutamenti del costume; la raffinatezza di modi delle corti italiane del Ri-nascimento, quale ad esempio la teorizzava Baldassar Castiglione, o francesi, dell’epoca dei Luigi, ha sempre avuto per modello le immagini dell’arte contemporanea: i personaggi delle opere d’arte dei secoli precedenti al nostro (tranne i rappresentanti della corrente realistica) sono sempre stati personaggi sopra-umani ai quali in vari modi gli uomini hanno teso ad avvicinarsi. Non si escludono neppure i personaggi romantici; non nel senso della raffinatzza, ma in quello dell’aspirazione a qualche cosa che fosse fuori della realtà quotidiana: le vite eccezionali degli artisti romantici, con tutto il fascino che esse esercitano sul costume della borghesia ottocentesca che è la loro terra madre, hanno il senso esatto di una rottura dei limiti, devono corrispondere a quella ricerca fine a se stessa che abbiamo già visto essere caratteristica dell’arte romantica. Ma con l’ulteriore evoluzione dell’ideale romantico, anche quest’aspirazione al sopra umano si è risolta in follia: Hitler, con tutta la corte dei suoi seguaci nazisti e fascisti ne è l’ultimo squallido rappresentante. 38