l’epoca dell’assolutismo, non vengano dagli ambienti « ufficiali », ma da chi vive su un’altra sponda; si pensi per esempio alla « Mandragola » di Machiavelli. Ora, le opere che rappresentano la crisi dell'idealismo, cioè le opere del nostro secolo, non ci parlano più degli splendori dell’uomo ideale, ma della miseria che la sua perdita ha lasciato agli uomini reali; sono dunque opere tipicamente realistiche, anche se ci parlano della dissoluzione del mondo ideale, proprio perchè fanno dell’uomo concreto il centro del loro interesse. Anzi, se si stiene conto del fatto che l'idealismo aveva per conseguenza politica la teoria dell'assolutismo, non si può non dedurne che la rovina dell’idealismo rappresenta contemporaneamente la rovina dell’assolutismo: non voglio dire, attualmente, rovina concreta e reale, ma sicuramente rovina morale: l’assolutismo ha perso ai nostri tempi quella base morale che la vitalità rinascimentale gli aveva conferito. Si può dire con un assurdo grottesco, che gli ultimi idealisti siano i conserva-tori. Il termine di « conservatore » non ha un significato solo politico; il suo ambito semantico è più ampio: designa genericamente una persona che neghi la realtà del proprio tempo, che si ostini a credere che ciò che esiste non ha valore, perchè egli non ne capisce il valore, che giudichi i problemi del suo tempo con una visione adatta a problemi d’altri tempi. Perciò il coservatore dei nostri tempi non è solo colui che non vuol cedere il potere o il denaro che possiede, è anche colui che sostiene una concezione patriarcale della famiglia, dell’educazione, della donna, è colui che crede profondamente al prestigio sociale del denaro, è colui che, in America, odia i negri, è colui che è propenso a risolvere le controversie a colpi di manganello, di cannone o magari di bomba atomica. In sostanza è colui che divide il mondo in due categorie di persone: i superiori e gl’inferiori: superiore l’uomo inferiore la donna, superiore l’adulto inferiore il bambino, superiore il ricco inferiore il povero, superiore l’istruito inferiore l’incolto, superiore il bianco inferiore il negro, superiore il colonizzatore inferiore il colonizzato, ecc....; dove il concetto di superiorità e inferiorità è assolutamente irrazionale, poiché dovreb- be anche implicare una mancanza di diritti civili e un disprezzo morale che non ha nulla a che vedere con l’inferiorità specifica in quei singoli campi: il conservatore, in sostanza, vorrebbe mantenere intatto lo schema dell’assolutismo dei secoli passati senza conservarne i valori più intimi: il privilegio delle corti di tipo rinascimentale era per lo meno determinato da una grande idea di uomo che in un certo senso ne riscattava l’insensibilità sociale; il conservatore di oggi non è che un rottame di quel grandioso edificio idealistico che si è gradatamente sfasciato negli ultimi secoli della storia dell'umanità e che oggi non ha più ragion d’essere; e il tragico è che i privilegi che egli possiede non rappresentano più una ricchezza interiore, come quelli rinascimentali, ma si sono ridotti a miseria morale: la borghesia colta di antiche tradizioni, ha assistito gradatamente allo sgretolarsi dei propri miti di origine umanistica: la sua angoscia e il suo vuoto si rinnovano quotidianamente nei nuovi miti del denaro, della violenza, del sesso, delle macchine o in quelli antichi della famiglia e del lavoro ormai svuotati del loro più vero senso, o nella sua difesa contro chi minaccia le sue posizioni di prestigio: di tutto questo il conservatore non può rendersi conto, perchè questo è ciò che gli resta da difendere, perchè queste cose rappresentano il suo privilegio e la sua superiorità rispetto a coloro che non le possiedono e perchè a queste cose è legato il suo patrimonio economico e il suo prestigio sociale. Nel momento in cui egli, anziché negare la propria tragedia « proiettandola » in atteggiamenti di difesa o consumandola in attività fine a se stesse, arrivasse a viverla, perderebbe automaticamente il titolo di conservatore. D’altra parte, conservazione non è solo questa: essa ha luogo ovunque vengano negati i diritti umani: ha nome anche ignoranza, il che rende di un’estrema complessità i problemi sociali del nostro tempo. L’« impegno » di oggi non può consistere dunque altro che nel combattere questi residui di uno spirito contrario a un più vasto concetto di umanità, nel cercare l’uomo non al di sopra dell’uomo, e tantomeno, è chiaro, in quei deplorevoli resti di superuomo con cui ora abbiamo a che fare, ma nella comunanza con 40