dunque giusto dire a questo proposito che si tratta di un'arte tipicamente borghese, ma non è giusto dire che non si tratti di un’arte progressista. Del resto ciò che gli espressionisti dicono in maniera brutale e diretta, altri (Strawinski, Ravel, Prokofieff) affermano indirettamente: ironizzando, deformando, inacidendo il linguaggio comune: il risultato è identico; il clima di tragedia è simile; la presa di coscienza della realtà immutata. Solo in un suo specifico aspetto l’avanguardia svolge un ruolo eversivo: se « impegno » deve implicare anche la soluzione di problemi reali, se dev’essere una sforzo di realizzazioni pratiche, oltre che ideologiche, se deve tendere a eliminare la tipica distinzione conservatrice fra cittadini superiori e cittadini inferiori, è chiaro che un certo tipo d’avanguardia, preoccupata dei suoi problemi di linguaggio, non porta nessun contributo a una circolazione più ampia delle idee nelle quali pure dovrebbe credere: si rivolge anzi piuttosto a un piccolo numero di iniziati. Ed è significativo che un pubblico come quello bolognese, non specificamente preparato alla musica contemporanea, abbia chiesto e ottenuto il bis del « Sopravvissuto di Varsavia » di Schònberg; ciò significa che i tempi sono maturi per le opere che parlano chiaro e forte. Con questo non si vuol chiudere la porta al nuovo linguaggio che come qualsiasi altro ha le sue infinite possibilità; si vuol solo sottolineare che preoccuparsi del linguaggio è un arrampicarsi sugli specchi; che ciò che conta è comunicare. Ammesso dunque che non sia possibile parlare di un linguaggio musicale specificamente impegnato o resistenziale o progressista, perchè qualsiasi musica dotata di un valore di attualità, è una testimonianza d’impegno, sarà per questo inutile una rassegna come quella bolognese? e avrà perciò ragione Massimo Mila (L’Espresso, n. 15) quando giudica di natura estrinseca l’accostamento fra musica e Resistenza? E’ forse vero che la rassegna può essere inutile e l’accostamento estrinseco se si considera la questione da un punto di vista musicale; ma non lo è senz’altro se la si considera dal punto di vista della Resistenza. Un testo letterario, quando venga musicato (o anche il titolo stesso di un’opera) è altrettanto essenziale alla comprensione di essa quanto la musica stessa, ed è perfettamente legittimo riconoscergli un’importanza di elemento determinante e, talvolta, anche un forte potere evocativo. Se dunque non si è potuta contestare l’autenticità di certe opere, questa è stata una testimonianza lampante dell’autenticità dell’idea di Resistenza a cui si ispiravano il loro testo e la loro musica; e questa è una celebrazione più vera e viva di tanti discorsi che possono anche essere retorici. quaderni piacentini Sommario del n. 22. Robert Paris - IL PARTITO COMUNISTA FRANCESE: STORIA E STORIOGRAFIA Massimo L. Salvadori - STORIA E POLITICA FRA TRADIZIONE, UTOPIA E SCIENZA IL FRANCO TIRATORE: La bandiera in valigia - Con licenza pontificia - Una notizia «sfuggita» alla stampa di sinistra - Gli intellettuali quarantenni al cinema POESIE di Giorgio Cesarano, Giovanni Giudici e Boris Vian Karl Korsch - LA DIALETTICA MATERIALISTA Goffredo Fofi e Paul Louis Thirard - DUE SCRITTI SU LUIS BUNUEL ALCUNI DATI SU UN SECOLO DI RAZZISMO IN U.S.A. Paul Louis Thirard - GLI ULTIMI DUE LIBRI DI FRANCIS JEANSON CRONACA ITALIANA — LIBRI DA LEGGERE E DA NON LEGGERE — SEGNALAZIONI DALLE RIVISTE Redazione: Via Poggiali, 41 - Piacenza. 42