Fulminea e passiva la incostanza degli eventi, vinose storie apparire gloria delle code, le mani contro i vetri occhi nel rumore, diseguale superficie umana la città con pochi scampi, domeniche incredibili dell’esodo, la campagna di verdi diversi, la roccia intima che si vena di rossi a San Ambrogio, sù a Bolca i fossili dei millenni senza coscienza nel colmo del futuro. Fabbricando dismisura dei destini in docili ricreazioni a pulsante: condizione d’aria che purifica in sè stessa ossigeno e sputo. Ossigeno artificiale delle lampade in specie, obluzioni la sindacalità che mostra fiori, taglia discorsi pastosamente alla coscienza, terreno quando parlando incontriamo limite di parole native e non fermare i tuoi passi nelle preziose diffamanti e la pittura coglie dagli anonimi, e no i diletti raccolti in corporazioni ancora estemporanei legami. Vuoi nei sensi ai bisogni, immagazzinare un filo di colore al contatto aggiunto di lanugini, sesso della non apparenza contro indecisione che risulta. Vuoi piuttosto. Smarrimenti di retoriche sono le condizioni della fede impreparata a progredire. Un uomo vivo contro sè stesso negli altri in certe piene di racconto, spazio situato vario, ondulante, difforme, adesivo al colmo dell’esperienza che muta. L’umano giallo in luce contro diseguali forze semantiche, con l’uomo che non si traveste nel tirocentro alle giostre dei barattoli che cadono per sole cento lire di sfogo tirare palle di stoffa. Tornando ai bordi seguiti intorno al volto, tirato via il modello, 55