Giorno del dialogo Il cane piscia mezzo e mezzo, in un portone fermato da una molla a spirale, membrana si toglie come pelle (PELLE che dicono sacrario, iconoclasta, che dicono sudario necessario) epidermica coi bulbi dei peli, orto con prime sensazioni scoppio formale che scrive, stesso tram, filobus, corriera, sibilo acqua delimitata, sesso impresente che non c’è, delimitano gli occhi, occhi che hanno, oh l’etica voluminosa nei giri di manovelle storiche! giro dei vuoti, dei fatti, un fatto di gomma, senza corteccia senza cariche in flessione sesso della pelle, la mano le arterie, vive con caldo risucchio coglie mordendolo con voce dolce (suadente azione dentro) dentro la pelle i delitti sono echi, tondo nel tondo morfina, tonfi e ipotesi monche che non questuano in giro e l’ambiente di ossidi, un pettine coi capelli larghi un dito, fiato sul ventre e gesti nel colore sentito, imbastito di strappi, cuciture a canale segnate sul posto e con fissa disponibilità a rischio del corpo, immagine confessa, che si confessa senza penitenze, nè pentirmene; ma dovrei? dice di sì, Signore? ognuno, Signore mio, ha i suoi presupposti formali, non mi pento in ciò che intorno si spegne, consumo dell’accendere, cartilagine alla pelle delle materie, dice? no, Signore, mi creda! E’ ancora nell’apparato (come dicono) come ambiguo apparire, come parvenza inchiostrata, di nero apparenza di cose e basta, e basta, Signore! non le sintesi, ecco le sintesi/sintesi e finalmente la trovo d’accordo, Signore, finalmente! ecco come sintesi, occorrenze e apostolati, niente: nei salti professionali (non le carriere, Signore: intenda bene!) niente, laico, eterodosso, no, vocalizzo diverse religioni, religio una mistica diffamatoria, impuro solo come rimasto non fatto, reale, il reale detergersi al presente, dell’essere (verbo gestuale) e con la pelle (e senza di essa, e era da dire Lei) in odori d’amido, compito con l’adeguo a ore, ora che un tempo (al presente) consuma membrana alternativa, anche per Ella, Signore! marzo 1965 62