cristiano, e nella prassi politica della Chiesa di Roma, ha trovato negli ultimi anni, sulla base delle sollecitazioni storiche che da tempo avevano resa necessaria la sua piena esplicitazione (secolarizzazione della dimensione politica e dei suoi istituti, nascita del mondo socialista e dei nuovi stati del cosiddetto terzo mondo) le condizioni e la Persona che lo hanno portato alla luce del sole onde svolgerne poi le diverse implicazioni in ordine ai problemi concreti che il mondo cattolico deve oggi affrontare. Opinioni sul dialogo. In un articolo apparso recentemente sul periodico della FUCI (Ricerca: 15-1-1964) Mons. A. Ferrari Toniolo tratta alcune interessanti tesi circa la natura e le forme del dialogo. L’autorevole esponente ecclesiastico propone una tema di momenti che si distinguono secondo la seguente successione: anzitutto il dialogo è scoperta di esigenze comuni, cioè è la pura constatazione di una identità o analogia di situazioni che pone più persone sulla medesima piattaforma; in secondo luogo intervengono le proposte concrete che su quella comune piattaforma vengono formulate per soddisfare le esigenze di quel gruppo; in un terzo luogo vi è la giustificazione con cui « si intente venirne incontro, secondo la propria visione di vita integralmente presente nella coscienza di chi fa delle proposte e presentata onestamente e integralmente ». Ovviamente questa distinzione ha un carattere puramente metodologico ai fini di un chiarimento interno, ma, precisata in questi termini, pone già le premesse per impostare quello che l'articolista chiama « dialogo nel temporale » (per distinguerlo dal « dialogo religioso »). « Nell’ambito di questa unità dell’ordine temporale — scrive più oltre — io posso trovarmi a coincidere parzialmente anche con alcune motivazioni delle soluzioni che io propongo. In questo caso non sono solo d’accordo sul piano operativo, ma siamo d’accordo su qualcosa che è anche ideogico: ma non è ancora l’essere unitario dal punto di vista dell’integrale accettazione della posizione ideologica dell’altro, perchè io posso essere d’accordo sulla motivazione della nazionalizzazione dell’industria elettrica, ma posso poi trovarmi in diver- genza nella giustificazione radicale più profonda di questa nazionalizzazione parziale, perchè lui la colloca in una collettivizzazione integrale dei mezzi di produzione, ed io questo non lo accetto ». Si potrebbe obbiettare che la collettivizzazione integrale non è ancora, a nostro parere, una giustificazione di fondo, un principio filosofico, ma semmai una prospettiva politico-economica che nella « via italiana » può anche subire sistemazioni diverse e più articolate rispetto a quelle esperimentate in altri paesi, tuttavia quel « qualche cosa che è anche ideologico », se correttamente inteso, è un dato di natura filosofico-antropologica che rende la questione oltremodo spinosa dal momento che si trova di fronte al fondamentale problema della concezione della persona nel cristianesimo e nel marxismo. Fra gli autori comunisti che hanno collaborato alla stesura del volume, chi manifesta una maggiore sensibilità e apertura nei confronti del problema della persona aH’interno del marxismo, a livello teoretico, è certamente S. di Marco: asserendo che il problema religioso nel marxismo non è che una componente del più generale problema della soggettività, egli implicitamente riconosce che è ancora lungo il cammino che i marxisti devono percorrere ai fini di una sua più articolata impostazione. Ma su questo ritorneremo più oltre. La Chiesa e la storia. Il 7 settembre 1955, in un periodo in cui il temporalismo pesava notevolmente nella azione della Chiesa di Roma e specialmente sulle vicende politiche italiane, Pio XII, ricevendo i partecipanti al X Congresso internazionale di Scienze Storiche, pronunciava un memorabile discorso, teologicamente limpido e, soprattutto assai importante in relazione al frangentes storico in cui veniva pronunciato. Ad un certo momento egli espresse un principio che ci sembra il punto chiave per sviluppare un qualsiasi coerente discorso circa i rapporti fra Cristianesimo e « realtà terrene »: « La Chiesa Cattolica — sono le sue testuali parole — non si identifica con alcuna cultura: non le è permesso dalla sua essenza ». Ciò significa che il fine della Chiesa non è perseguibile e raggiungibile nel mondo, 66