me operanti all’interno di un particolare assetto sociale. Fino a tanto che i cattolici crederanno di trovare negli empirismi della cosiddetta « Dottrina sociale della Chiesa » la base per la loro azione in quanto politici non potranno mai sfuggire al ricatto ideologico e pratico di queiralternativa periodicamente riemergente nel mondo cattolico deH’integralismo e del progressismo. Con questo vogliamo dire che fino a tanto che da alcuni postulati metafisici si vorrà far discendere in modo diretto un certo tipo di assetto sociale (la cristiana società di dossettiana memoria) non ci si potrà meravigliare di fronte ai contraccolpi di coloro che, dall’inefficacia constatabile delle empiriche soluzioni impropriamente dedotte dalla cristiana «metafisica della società» arriveranno, nella loro impazienza, alla altrettanto errata conclusione che la metafisica, in quanto supposta ispiratrice di pseudoconcetti politico-economici e sfondo moderato, è essa stessa « reazionaria ». Da De Maistre e Lammnais, attraverso il modernismo, Murri e Sturzo, fino a Maritain, De Gasperi, Dossetti, il mondo cattolico, costretto alle corde da questo insanabile aut-aut, ha vissuto un lungo, drammatico travaglio, il cui obbiettivo finale: la trasformazione dei « politici cattolici » in « cattolici politici », è ancora in cerca delle condizioni « strutturali » favorevoli e di una generale sistemazione scientifica. Per ora, come conseguenza, non resta che la scelta in corso, pure essa empiricamente subita, della socialdemocrazia. Se si valutano tuttavia, come possibile base di discussione, le proposte sopra riportate e i brani che abbiamo scelto e riprodotti in nota (10), si può obiettivamente constatare che almeno a livello teoretico si è acquisita dai cattolici, circa lo specifico campo operativo della dimensione politica, una certa consapevolezza. Non ripeteremo un luogo comune asserendo che tale consapevolezza soltanto per merito del pontificato di Papa Roncalli è uscita dal chiuso dei « casi di coscienza » per raggiungere, almeno in certi gruppi della « cattolicità » europea (ancora troppo esigui) una sua esplicita definizione di principio, base certa per ogni corretta o-perazione politico-economica. Perchè il dialogo con i comunisti ? La formula: dialogo dei cattolici con i comunisti, lo riconosciamo, è sostanzialmente ambigua. Essa è equivalente, da un punto di vista strettamente terminologico, a qualsiasi dialogo che i cattolici, in quanto tali, vogliano intavolare con dei non cattolici (siano essi religiosi o atei: è un problema di metodologia pastorale). In questi termini il dialogo ha significato soltanto a livello teologico, oppure missionario. A livello teologico-teo-retico si discute e si dialoga sull’esistenza di Dio e sulla natura della religione; a livello missionario il cattolico, secondo il mandato evangelico, ha il compito di moltiplicare i talenti, di allargare, cioè, il regno di Cristo in terra per mezzo della parola e dell’esempio, nel pieno rispetto delle coscienze. Questo tipo di dialogo è (o dovrebbe costituire) per il cattolico un imperativo costante, anzi la ragione stessa del suo essere cattolico: non sarà inutile ricordare come il martire sia il testimone per eccellenza, la cui testimonianza è una forma concreta di dialogo, la più alta, allo scopo di suscitare altri testimoni che continuino la sua opera. Il dialogo cattolici-comunisti cui ci riferiamo non è soltanto quello sopra accennato, ma è anche l’altro, anzi è senz’altro quel rapporto intorno al quale da vario tempo si va discutendo e che ha portato fra l’altro alla composizione del volume cui si è accennato all'inizio (1). Si tratta nel nostro caso della possibilità e delle ragioni di un incontro non occasionale fra cittadini che sono «anche» credenti e cittadini di orientamento marxista, in particolare collegati al Partito Comunista. Esiste tale possibilità intesa come perimetro delimitante un'area di autonomia decisionale? Per i cattolici ci sembra di aver già risposto in termini affermativi, ma ancora in un certo senso astratti. La domanda si sposta su di un altro terreno. Basta guardarci intorno per vedere come oggi le posizioni politiche, le scelte in ordine ai problemi contingenti si distribuiscano in uno spettro di contenuti assai ampio, pur constatando ovviamente (ci riferiamo al movimento cattolico nel 72