rao presenta molti rapporti e rispettivi principi morali formalmente differenti da quelli che Io legano a Dio. Per cui la politica si distingue dalla morale e più ancora dalla religione ». (P. Pavan, La società a servizio dell'uomo, ed. Figlie della Chiesa, pag. « Vorrei notare qui che le parole i-deologia e principio si possono capire in due modi diversi; ho già detto che lo stato presente della divisione intellettuale fra gli uomini non permette un accordo su un’ideologia speculativa comune, nè su princìpi e-splicativi comuni. Però, quando si tratta, al contrario, di un’ideologia pratica basilare e di princìpi fonda-mentali di azione implicitamente riconosciuti oggi, in modo vitale se non programmatico dalla coscienza dei popoli liberi, si costituisce inavvertitamente grosso modo una specie di residuo comune, una specie di legge comune non scritta, al punto di convergenza pratica di ideologie teoriche e di tradizioni spirituali completamente diverse. Per capire questo fatto basta fare una distinzione fra giustificazioni razionali, non separabili dal dinamismo spirituale di una dottrina filosofica o di una fede religiosa, e le conclusioni pratiche che, giustificate variamente per ciascuno, sono, per tutti, princìpi di azione analogicamente comuni. Io sono pienamente convinto che il mio modo di giustificare la fede nei diritti dell’uomo e nell’ideale di uguaglianza, di libertà e fraternità è l'unica solidamente basata su verità. Questo non m’impedisce di essere d’accordo su queste convinzioni pratiche con coloro che sono convinti che il loro modo dì giustificazione, completamente diverso dal mio o perfino in opposizione col mio nel suo dinamismo teorico, è parimenti l’unico basato sulla verità. Pur prestando entrambi fede alla carta democratica, un cristiano e un raziona- lista daranno però giustificazioni che son incompatibili una con l’altra, in cui saranno impegnati l'anima, la mente, il sangue e per queste giustificazioni essi si combatteranno... Dal momento che non c’è unità di fede o unità di filosofìa nella mente degli uomini, le giustificazioni e interpretazioni saranno in scambievole conflitto. Nel dominio dell’asserzione pratica, invece, è possibile un accordo su una dichiarazione comune per mezzo di un avvicinamento che è più pragmatico che teorico, e per uno sforzo collettivo di confronto, di rifacimenti e perfezionamenti dei progetti per renderli accettabili a tutti come punti di convergenza pratica, senza riguardo alle divergenze di vedute. In questo modo niente impedisce di giungere a formulazioni che starebbero a indicare un notevole progresso nel processo della unificazione del mondo... C’è una storia di sviluppo e di crescita vitale, per così dire, della conoscenza e del sentimento morali, indipendentemente dai sistemi filosofici, sebbene in un secondo tempo questi entrino a loro volta in azione reciproca col processo spontaneo. Come risultato, questi vari sistemi mentre disputano intorno al « perchè » prescrivono nelle loro conclusioni pratiche regole di comportamento che, nel complesso, sembrano essere quasi le stesse per un determinato periodo e per una determinata cultura». (J. Maritain, L’uomo e lo stato, Vita e Pensiero, pag. 91-94). (11) «Socialismo e coscienza religiosa», in Rinascita, del 19-9-1964. (12) «La filosofia dell’uomo», Edit. Riuniti, pag. 134. (13) «Dialogo alla prova», pag. 398. (14) H. Marrou, La conoscenza storica, Il Mulino, pag. 198. 78