parole da parte di intellettuali più o meno autentici: troppo spesso invece si ignora ciò che si potrebbe chiamare « la cultura dell’industria » o la cultura al servizio dell’industria. Un approfondimento di tale tema, sono convinto, non solo abbatterebbe tutta una mitica, tutto un complesso di luoghi comuni, ma darebbe assai maggiore concretezza a talune formulazioni generiche, oggi recepite dalla stessa sinistra italiana in modo assai vago. Può in un certo senso stupire che un complesso dotato di grandi mezzi come la Edison, che sa attuare una politica oltremodo intelligente, svolga contemporaneamente un’azione propagandistica così smaccatamente strumentale e volgare, da risultare veramente controproducente alla luce delle finalità immediate che essa si propone. Senza voler spendere troppe parole su iniziative del tipo « tuttocarpi », cui vene concesso generoso e largo finanziamento, basta leggere il mensile a rotocalco « Trenta giorni », notiziario per i dipendenti del Gruppo, per rendersene conto. Qui veramente si dimostrano, parafrasando l’arguta espressione di un conferenziere sceso recentemente a Mantova, i « limiti del capitale »... Così come essi sono evidenti in quelle attività del dopolavoro aziendale, sintonizzate a direttive di carattere generale, che stanno in compartecipazione fra il culturale, il ricreativo, la cosiddetta razionale utilizzazione del tempo libero. Concorsi e mostre di pittura, concorsi di musica leggera, mostre di hobby, gite, eccetera. Ad essi si aggiungono, per completare il panorama, tornei interaziendali sportivi, gare di pesca, escursioni di caccia, ed altro ancora di genere similare. Attorno a questa « razionale utilizzazione del tempo libero » il neocapitalismo ha costruito tutta una teorizzazione, la cui validità ben tosto si annulla, allorché viene portato sul terreno della trattativa sindacale il discorso sulla durata e sulla utilizzazione del tempo occupato nel lavoro. Alcune brevi considerazioni, al termine di queste note. Sarebbe a mio avviso profondamente errato, anche se le cose vengono osservate da un angolo visuale di sinistra, liquidare l’argomento con la bolla di condanna, tanto totale, quanto generica. Partendo dal presupposto che il potere economico influenza la politica, la cultura, lo sviluppo civile della società, che determinati modi interpretativi della realtà sono solo l’espressione della classe dominante, del sistema su cui si regge, della scala di valori che ne è l’espressione, si è già detto tutto. Ma se si rimane al livello delle proposizioni « stratosferiche » si rischia anche di non dire niente, o per lo meno di non fare dei passi in avanti verso l’individuazione dei modi concreti di superamento e, se vogliamo, di capovolgimento della situazione. Non fosse altro che sul piano di determinati metodi di lavoro, talune esperienze andrebbero considerate con maggiore attenzione. Quante volte non abbiamo sentito lamentare la frattura fra vita scolastica ed attività extra-scolastiche? Quante volte non abbiamo sentito ripetere il lamento sulle deficienze del nostro ordinamento scolastico, perchè agli studenti ai quali viene propinato l’insegnamento della chimica, della fisica o delle osservazioni scientifiche non viene data nei fatti la possibilità di verificare le formulazioni teoriche con adeguate sperimentazioni di laboratorio, perchè neppure una misera audizione discografica non segue le lezioni di educazione artistica oppure la visita di un museo quelle di storia dell’arte ? Quante volte non abbiamo visto certi intellettuali, che amano definirsi progressisti, chiudersi in una specie di orgoglioso isolamento, tutti intenti a seguire il corso delle proprie ricerche, ma inesorabilmente distaccati dalla realtà viva di ogni giorno, dalla coscienza e dalla sensibilità delle « masse », dai loro problemi, 86