dalle loro esigenze, che possono anche essere piccole, meschine limitate, distorte, fin che si vuole, ma che sono pur sempre esigenze vitali e reali ? Quante volte nelle trattative fra Sindacati e datori di lavoro sono state poste in discussione questioni riguardanti il tempo libero o la vita culturale in azienda? La serié degli interrogativi potrebbe continuare. Certo, il capitale privato non se ne sta fermo ed impassibile ed in mancanza dell’altrui iniziativa tende a colmarne i vuoti. E non solo fa questo, ma proprio per la sua naturale, potente aggressività, tende ad imporre la propria legge, in ogni campo. Ad ogni domanda esso dà una risposta. Nell’azienda cerca di ridurre la dissonanza tra la scuola e la vita, tra la formulazione teorica e la pratica del processo produttivo. Nell’azienda gli ex manovali, gli ex braccianti, gli ex coltivatori diretti imparano a scrivere correttamente in italiano e si addentrano nei segreti della matematica. Nell’azienda insorgono i loro interessi culturali, scoprono il mondo dell’arte, si avvicinano alla comprensione della storia contemporanea. Nell’azienda apprendono i moderni dilettevoli ed istruttivi passatempi ed appagano il loro desiderio d’attività fisica. Ecco allora un valido insieme di motivi sui quali possono ritrovarsi impegnati, per vie diverse, politici e sindacalisti, uomini di cultura ed amministratori pubblici. Il discorso sui rapporti fra politica e cultura, fra i diversi tipi di cultura, fra cultura e masse non può rimanere eternamente in astratto. Siamo in un’epoca bisogna scordarsi che la scienza moderna si fonda sulla verifica e sulla sperimen-che taluni amano definire come « il dominio della scienza ». Se ciò è vero, non fazione. Di qui la necessità di scendere dal generico, per affrontare sul piano concreto, anche in campo culturale, una discussione sugli strumenti pratici di azione, sulla loro obiettiva democraticità, sul loro pieno possesso da parte della collettività. Ciò non esclude la continuazione dell’approfondimento teorico. Restando nell’ambito locale, se non si vuole correre il rischio di disperdere l’immenso patrimonio della tradizione culturale più viva e genuina della nostra terra, e proprio prendendo come dato di riferimento lo sforzo compiuto da una grande industria per inserirvisi e modificarla, sincrónicamente quanto sta facendo per trasformare l’ambiente sociale, mi pare necessario che quanti hanno a cuore una simile tematica debbano affrontare il problema a viso aperto. Sarà forse una discussione poco seducente ed allettante, ma senz’altro costruttiva. VOGLIO LA... 50 - 90 - 125 - 150 - GL - SS . FILIPPINI - VESPA - MANTOVA Via Montanara e Curtatone n. 58 Telefono 2.96.96 87