E Zambello: — Sì che voglio, caccia i quattrini. Se si può provare che la mia vacca non è vacca, nemmeno io sarò più Zambello e Chiarina non sarà più una vacca; e tu guadagnerai la capra, se Chiarina è una capra. — Va bene — dice frate Rocco —; ma chi deciderà questa controversia? Ecco qui che sta per venire un romito; potrà risolvere lui la questione. Frattanto era uscito Baldracco dal bosco e pareva una volpe taccagna che esce dalla tana per rubare le galline. E s’incamminava verso la città con portamento molto grave e con l’aria di sanctifìcetur, tenendo una sporta attaccata al fianco. Come arriva vicino al compagno, questi l’apostrofa dicendo: — Ehi, padre, non sdegnate di piegare il vostro passo verso di noi, se è vero che la santa carità riempie d’amore il cuore dei romiti. Date qui il vostro ponderato giudizio: la questione è molto sottile. Costui giura e spergiura, da buon villano, che quella bestia che conduce non è una capra, bensì una vitella o a una vacca. Che ne dice la Reverenza Vostra? Risponde Baldracco: — Non v’è dubbio possibile che sia una capra. Lo direbbe anche un cieco. E tu, poverino, presumi di dire che una capra è una vacca? Va’, che sei matto. Hai forse scommesso qualcosa? — Otto scudi contro la vacca — risponde quello. E Baldracco: — In virtù della mia sentenza hai perso la capra. Così Zambello restò a mani vuote, senza la sua cara Chiarina; e i frati se la portarono con loro al convento della Mottella. (trad. di Emilio Faccioli) 93