problema. Qualche traduttore ha affermato che la traduzione letteraria non è una attività linguistica, ma una attività letteraria, o quanto meno una attività sui generis; ma il Mounin insiste nell’inserire l’attività traduttrice nel quadro della linguistica generale. 3) Al fine di chiarire alcuni problemi il nostro prende in esame le più accreditate teorie sul significato della parola. A) Superata la concezione biblica, e anche platonica, della lingua intesa come repertorio, e del vocabolario interpretato come un inventario di parole, concezione secondo la quale il segno linguistico unisce una cosa a un nome, Ferdinando De Saussure aveva affermato che il segno linguistico unisce un concetto a una immagine acustica e che il contenuto, cioè il significato, nell’ambito del campo semantico, si definiva in base a differenze ed a opposizioni. La critica sossuriana ha quindi dimostrato, su basi scientifiche, che non è possibile tradurre parola per parola perchè il lessico relativo a ogni ambito concettuale, costituisce un campo semantico, cioè una unità organizzata, i cui elementi si delimitano reciprocamente e derivano il loro valore anche dalla posizione che occupano all’interno del campo. La struttura dei campi semantici corrisponde a una gerarchia di valori, riflette la mentalità delle varie epoche, influisce su di essa imponendo particolari forme di analisi della realtà. In altri termini: il dominio della realtà non è un dato di fatto acquisito per sempre e per tutti, ma una ininterrotta, continua conquista dello spirito. B) Il Mounin analizza quindi le teorie di Léonard Bloomfìeld, il quale spiega la parola « significato » ricorrendo a una definizione di carattere comportamentista, per cui il significato è una componente costituita dalla situazione in cui il loquente pronuncia una frase, e dal comportamento-risposta dell’interlocutore. Cogliere il senso di un enunciato significa conoscere compiutamente tutte le situazioni e tutte le risposte, il che equivale alla somma totale delle conoscenze umane; pertanto la teoria implicherebbe una negazione sia della legittimità teorica, sia della possibilità pratica di qualsiasi traduzione. Tuttavia questa impossibilità scientifica viene corretta dalla postulazione, per tutti gli studi scientifici, di un carattere di specificità e di stabilità delle forme linguistiche nell’ambito di una determinata comunità di parlanti. Nei valori significativi di alcuni vocaboli chiave si rispecchierebbero i carat- teri spirituali di intere età e ambienti. C) La linguistica matematica spinge alle estreme conseguenze il rigore scientifico del Bloomfield, ma senza dare importanza al suo postulato circa il valore della semantica. Questa scuola trascura il « significato » ( — sostanza) non aprioristicamente, ma perché reputa la semantica quella parte della linguistica in cui le conoscenze meno sicure e meno ampie non consentono ancora una interpretazione scientifica. Questa scuola, di fronte al corpus linguistico, si comporta come un decifratore di fronte al criptogram-ma, e opera sulla statistica delle frequenze. Il suo principale rappresentante, l’americano Z.S. Harris tuttavia, sia pure indirettamente, non rinuncia in pieno al valore della semantica. D) Infine Louis Hjelmslev, approfondendo il problema dei rapporti tra forma e significato giunge a distinguere oltre a una forma e una sostanza dell’espressione, anche una forma e una sostanza del contenuto (9), diventando il promotore di un’algebra linguistica. Insomma, afferma il Mounin, i quattro linguisti tendono a instaurare metodi più scientifici, per giungere al « significato ». I loro tentativi, specialmente degli ultimi tre, di eliminare la semantica non tanto dalla linguistica generale, come vedremo, quanto da quella descrittiva non possono dirsi del tutto riusciti. Essi hanno avuto il merito di scuotere posizioni tradizionali e di aver messo in luce aspetti ignorati, impensati della semantica. Le loro teorie non hanno compromesso né la legittimità teorica, né la possibilità pratica della traduzione. 4) La linguistica strutturalista giunge anche per altra via a negare la possibilità della traduzione. Rifacendosi più direttamente al concetto di struttura si rileva la presenza di un abisso incolmabile fra le strutture linguistiche e le strutture del mondo fisico. Non è affatto vero, e ne conviene subito anche il Mounin, che a una determinata categoria della realtà corrisponda una determinata categoria linguistica; non è vero che a una data realtà, a un dato processo corrisponda sempre un nome o un verbo, e che basti tradurre quel nome, quel verbo, nella voce corrispondente di un’altra lingua. Il presupposto che i concetti espressi nelle varie lingue facessero capo allo stesso universo, alla stessa esperienza umana, analizzata secondo categorie conoscitive identiche per tutti gli uomi- 97