ni, era già stata impugnata dal Humboldt; ora la teoria humboldtiana che ogni sistema linguistico esprimesse una analisi del mondo esterno del tutto particolare a ogni lingua, quindi diversa dalle analisi offerte dalle altre lingue, che il linguaggio e la Weltanschauung si condizionassero, si determinassero a vicenda, viene formulata con maggior rigore. Ogni lingua ha un proprio modo particolare di strutturare la realtà e di rilevare determinati elementi; nessuna lingua ripete nella sua struttura un fatto del mondo esterno nella sua totalità, ma soltanto un segmento di questa, e per ogni lingua il segmento è, o può essere, diverso. Perciò una qualsiasi realtà fisica si obbiettiva linguisticamente in descrizioni semantiche profondamente diverse da civiltà a civiltà. Le lingue, nonostante le apparenze, non analizzano mai allo stesso modo lo stesso fatto reale. Mentre nella linguistica sossuriana e anche bloomfieldiana l’ostacolo alla traduzione era costituito dalla impossibilità di accedere ai significati degli enunciati linguistici, ma tuttavia si poteva postulare l’esistenza di significati comuni a tutti gli uomini, cioè universali, la nuova corrente, impugnando la universalità dei significati, esclude ogni e qualsiasi possibilità di traduzione. Chiunque voglia affrontare il problema della traduzione deve tener presente queste critiche apparentemente distruttrici. 5) Le difficoltà fino ad ora prospettate possono ricondursi alla linguistica interna, cioè soggettiva; ma anche la linguistica