dell'attività traduttrice. Si può quindi concludere che i vari tentativi di organizzare in strutture i campi semantici (detti anche, a seconda degli autori, nozionali, concettuali, lessicali) pure non essendosi convincentemente affermati come nel campo della fonologia e della morfologia (perchè il lessico non consente una descrizione esaustiva e ordinata) e che sembrerebbero impugnare la validità della traduzione, sono tuttavia utili in quanto dispiegano la nozione di significato consentendone una interpretazione più profonda e adeguata. L’autore continua la sua disamina delle varie teorie linguistiche soffermandosi sulla ipotesi della doppia articolazione anche dei significati (del contenuto) come era stata intravista da Hjelmslev e poi indagata con maggiore rigore scientifico da Prieto (è la teoria dell’isomorfismo per cui la doppia articolazione sul piano della espressione, si- Libreria Minerva l’ambiente ideale per 1’ amatore del libro Mantova PORTICI BROLETTO N. 45 TEL. 22773 gnificante e fonema, si ripete sul piano del contenuto, significato e unità significative minime o « figurae » di Hjelmslev). Il Mounin pure avanzando alcune riserve circa queste « ipotesi di lavoro » si dice convinto che « mettere in evidenza le strutture del contenuto (semantico) in ogni lingua, così come la formulazione di una teoria dei significati, costituisce un apporto inestimabile alla teoria della traduzione, in quanto consentirà un confronto scientificamente meglio fondato dei significati di una parola nelle varie lingue ». E qui si affaccia una ipotesi suggestiva: se l’indagine linguistica struttura-lista riuscisse nel campo della semantica a enucleare le particelle elementari del significato, così come la fisica ha riconosciuto nell’atomo elementi costitutivi minimi irriducibili, il problema della traduzione potrebbe dirsi risolto. 8) I procedimenti seguiti ad es. nel campo della matematica e della chimica che si avvalgono di una specie di «metalingua»(10) costituita da formule e da simboli, i metodi applicati nella classificazione degli oggetti nei musei(ll) o delle opere nelle biblioteche(12), potrebbero forse suggerire la via da percorrere per giungere a una classificazione dei concetti nel linguaggio comune. Cioè attraverso la codificazione dei concetti, attraverso quindi una semanticità artificiale, si potrebbe giungere a sostituire alla anarchia delle parole comuni e dei nomi macroscopici del vocabolario comune (13), un sistema composto di tratti distintivi, di unità microscopi-che addizionabili. In altre parole: negli autori citati dal Mounin (in Hjelmslev, in Prieto, in Soren-sen, in Gardin, nei primi tre in modo esplicito, nell’ultimo con metodo più scientifico) si giunge allo stesso procedimento: alla scelta di caratteri descrittivi o distintivi, di tratti pertinenti, scelta che in ultima analisi è un avvio a una vera e propria « definizione ». La definizione acquisisce una importanza rilevantissima soprattutto nel campo scientifico e tecnico, in quanto la traduzione deve fondarsi non sul semplice equivalente fornito dai vocabolari bilingui, ma sulle descrizioni. 9) La definizione, o, meglio, l’analisi degli ultimi segmenti significativi, delle parti-celle elementari, e quindi universali, del significato, suggerisce di riprendere in esame le speculazioni circa le lingue filosofiche universali. Il Mounin quindi accenna rapida- 99