niente alle teorie di Cartesio, di Dalgarno, di Wilkins, di Leibniz. Cartesio, criticando un progetto di lingua universale costituito da un codice cifrato plurilingue ( 14), proponeva nel suo progetto di lingua universale, sull’esempio dell’ordine naturale stabilito fra i numeri, la istituzione di un ordine analogo che comprendesse tutti i concetti della mente umana. Egli considera la classificazione dei concetti dal punto di vista logico e non linguistico. Dalgarno propone una classificazione metodica di tutti i concetti e la loro rappresentazione mediante lettere dell’alfabeto (caratteri). Anche il Leibniz, fra il 1656 e il 1679, pensava a una specie di alfabeto dei pensieri dell’uomo. Le obiezioni più gravi che si possono muovere a queste lingue artificiali (un tempo chiamate filosofiche) è che esse partono dal presupposto erroneo di una identità fra rapporti grammaticali e rapporti logici e da una altrettanto erronea opinione che il lessico costituisca una raccolta completa di nozioni universali già chiaramente definite. Ma oltre questa via, osserva il Mounin, oltre questo tentativo di passare dalla logica al linguaggio attraverso la grammatica (è il metodo aristotelico) esiste una seconda via; passare dalla logica al linguaggio attraverso la semantica. I risultati deludenti conseguiti per la prima via avevano dissuaso gli studiosi dal percorrere la seconda. Con altre parole: gli sforzi condotti per collegare la logica al linguaggio avevano tenuto conto soltanto dell’aspetto grammaticale della lingua, non di quello semantico. La logica non aveva mai considerata la possibilità di interpretare la correlazione con i segni linguistici dal punto di vista del significato, della classificazione dei significati. Pertanto gli studi sullo strutturalismo semantico e i tentativi di classificazione dei contenuti, si ricollegano in definitiva a una interpretazione logica del linguaggio, quale, in sostanza, era già stato tentato, sebbene per altra via, da Cartesio, Dalgarno, Wilkins, Leibniz e forse addirittura da Raimondo Lullo. Il Mounin pur non ignorando le gravi critiche mosse ai vocabolari onomasiologici (per es. quelle relative alla impossibilità di definizioni esaustive e di una esatta imputazione delle nozioni ai vari campi semantici) ritiene auspicabile il tentativo: « dans la théorie des classifications, la sémantique structurale risque de trouver les lumières qui lui permettrons de sortir de la période des tâtonnements et des résultats partiels ». Riassumendo: la linguistica dei secoli XIX e XX ha distrutto le vecchie idee circa una pretesa correlazione rigida fra logica e linguaggio, però non ha potuto ignorare la necessità di una ricerca più intima da attuarsi nel campo della semantica. 10) Mounin vaglia attentamente ora il concetto di denotazione e di connotazione. Premesso che i termini sono tolti dalla filosofia scolastica (l’uso moderno risale a John Stuart Mill), il significato dei due termini varia a seconda delle scuole linguistiche. Comunque la denotazione implica una descrizione oggettiva (completa, totale) della realtà, mentre la connotazione esprime valori aggiuntivi, supplementari, soggettivi. Nel linguaggio scientifico predomina la denotazione, nel linguaggio letterario la connotazione. Benché il valore dei due termini non sia ancora univocamente definito, tuttavia si può affermare che per il traduttore le connotazioni, appunto perchè espressioni di valore soggettivo (emotivo, affettivo, evocativo, ecc.) con tutto il loro corteo di valori supplementari ambientali, tonali, tradizionali, culturali, memorativi ecc. escludono la possibilità di una esatta corrispondenza dei significati da una ad altra lingua, anzi, da individuo a individuo, in quanto le emozioni e i segni linguistici sono fenomeni pertinenti a piani diversi e perciò non commensurabili. È però vero che attraverso l’azione esercitata dalla scuola e dai mezzi popolari di informazione, le definizioni denotative si fanno più frequenti di quelle connotative (15), anche perchè le vie di acquisizione dei significati sono per lo più quella linguistica (significato desunto dai vari contesti) e quella logica (significato derivato attraverso altre parole e definizioni). La connotazione non solo rende difficile, se non impossibile, la comunicazione fra civiltà diverse, fra ideologie diverse, fra diversi ambienti etnografici, ma addirittura frappone barriere invalicabili o, quanto meno, pone gravi limiti alla comunicazione intersoggettiva. 11) Dall’età di Cicerone fino al sec. XVII le difficoltà della traduzione erano considerate come difficoltà soprattutto stilistiche. In netto contrasto con i postulati ritenuti validi sino dalla più lontana antichità, per es. il postulato della possibilità di comunicare tutto a tutti, della unicità della esperienza umana, della identità dello spirito e della universalità delle forme conoscitive, 100