stanno i risultati della linguistica moderna. Secondo alcune correnti, a dire il vero più filosofiche e letterarie che rigidamente linguistiche, la traduzione è impossibile perchè è impossibile la comunicazione fra individuo e individuo. La linguistica moderna soccorre la traduzione segnalando gli ostacoli; essa descrive le difficoltà ma nello stesso tempo suggerisce il modo di superarle. La corrente filosofica, e anche linguistica, che nega la legittimità della traduzione è quella nota sotto il nome di solipsismo. È vero che si può operare una distinzione, sotto l’aspetto della versione, fra prosa e poesia; quella essendo una forma di conoscenza discorsiva, logica, consente, sia pure entro certi limiti, la comunicazione dei valori semantici, perchè in essa il linguaggio, attuando una sua funzione comunicativa pratica, anche intellettuale, diventa uno strumento; ma questa, la poesia, dovendo esprimere valori emozionali, fantastici, che possono essere anche di natura religiosa, mistica, metafisica, legati alle connotazioni, cioè agli aspetti squisitamente soggettivi, ineluttabilmente individui delPesperienza, non consente alcuna forma di trasmissione. La linguistica moderna accetta tutte queste analisi minuziose ma le traspone dal campo della speculazione filosofica nella realtà viva della lingua; e cioè: nei significati possiamo sempre cogliere degli elementi macroscopici, elementi significativi comuni agli individui di una stessa comunità culturale, ed elementi microscopici, cioè i tratti oscuri, variabili, irriducibilmente personali del linguaggio; in altre parole, esistono sempre dei tratti semanticamente pertinenti, cioè noti a tutta una comunità. La teoria della incomunicabilità che si fonda sulla impossibilità di trasmettere i moti interni, variabili da individuo a individuo, esalta gli elementi microscopici, non tiene conto nè degli elementi macroscopici, nè dell’immenso contributo della letteratura e della scuola, per cui i significati dei segni vengono acquisiti non soltanto attraverso esperienze esclusivamente individuali, ma soprattutto attraverso definizioni linguistiche e logiche. Se il linguaggio fosse davvero incomunicabile non sarebbe neppure possibile l’apprendimento di una lingua totalmente straniera. 12) Un’ altra difficoltà è costituita dalla ricchezza lessicologica che in alcuni popoli caratterizza determinate nozioni o determinati processi. Se è pur vero che ogni lingua opera dissezioni originali nel campo seman- tico, tuttavia si può affermare che esistono dei domini in cui la natura stessa, più che l’uomo, ha tracciato i limiti della segmentazione linguistica. In questi campi quindi sarà probabile trovare un sostrato comune. Nei linguisti che cercano di penetrare la realtà oggettiva del linguaggio, si nota spesso come una ripugnanza a trascurare certi caratteri generali, anzi, universali. Prende cosi corpo la teoria degli universali linguistici. Come l’etnografia prende in esame universali ecologici, tecnologici; come la antropologia e la sociologia ammettono l’esistenza di universali bio-fisiologici, culturali ecc., così la linguistica tenta di applicare il nuovo procedimento alla lingua: si avranno quindi universali cosmogonici, psicologici, morfologici, grammaticali, semantici. La presenza innegabile di universali linguistici, di invarianti di significati denotativi, porta a confermare la validità di una teoria della traduzione. Tutte le teorie che portano alla conclusione della incommensurabilità dei sistemi linguistici hanno, per un legittimo procedimento metodologico, negletto tutti gli elementi non pertinenti alla loro tesi; ma proprio questi elementi disattesi, questi universali linguistici, sono di grande interesse per una teoria della traduzione. Inoltre si è trascurato di prendere in considerazione un altro fenomeno importante: quello della convergenza delle culture, convergenza che implica una comunanza di riferimenti a una realtà culturale e di conseguenza a una equivalenza denotativa dei segni. Si può quindi affermare che all’interno della famiglia linguistica indoeuropea si ha una massa notevole di cultura comune, riflessa in un vasto corpus del vocabolario comune a tutte le lingue europee (16). Cosmogonia, biologia, fisiologia, psicologia, sociologia, antropologia culturale e la linguistica stessa contribuiscono a compilare questo vasto inventario di tratti comuni, i quali appunto consentono la traducibilità. Si può concludere che la traduzione è certamente possibile nell’ambito degli universali e questo significa indubbiamente una breccia nella fortezza del solipsismo linguistico assoluto. 13) Si è voluto nelle pagine precedenti giustificare il diritto della teoria della traduzione a figurare in un trattato di linguistica generale. Una teoria della traduzione con i suoi problemi e le sue soluzioni, non si esaurisce nel solo ambito della linguistica strutturale, la quale, soprattutto nel suo a- 101