Mìkios varga | lg porte di Luciano Mingozzi Pochi mesi separano l’inaugurazione di due prestigiosa porte bronzee, rispettivamente di San Pietro e del Duomo di Milano. Due importanti avvenimenti artistici che qualificano, quale inticipante referto storico, l’opera di due tra i maggiori scultori italiani d’oggi, Giacomo Manzù e Luciano Minguzzi. Quest'ultimofi bolognese di nascita, ha insegnato fino al 1954 all’Accademia di Bologna, vincendo nel 1950 il concorso nazionale indetto dalla Fabbrica del Duomo per la quinta porta e il Premio di escultura alla Biennale di Venezia. Dal 1954 insegna scultura all’Accademia di Brera. Per conoscenza diremo che l’opera di Minguzzi, raffigurante in dodici formelle la storia del massimo tempio ambrosiano dalla fondazione a San Carlo Borromeo, ha richiesto quattordici anni d’intenso lavoro e di studi, di revisioni e di attentissime meditazioni sulle vicende storiche medioevoli più rappresentative della cattedrale. La porta, inaugurata il 6 gennaio, è alta cinque metri e pesa circa ottanta quintali; il costo si aggira sui cinquanta milioni, offerti dalla Banca Popolare di Milano. Il consuntivo di cifre e anni di lavoro, ovviamente, eseclude ogni valutazione sui meriti artistici dell’opera: in tal senso la migliore prospettiva di giudizio viene concessa, sul piano dell’armonia architettonica, dal raffronto stilistico con le quattro porte precedenti di Pogliaghi, Lombardi, Castiglioni e Minerbi. Se in Minguzzi il modellato delle figure è di tipo espressionistico, spesso reso drammatico da un taglio che potremmo definire ligneo, di plastica evidenza, negli altri scultori è fin troppo scoperta l’intenzione di aderire a un gusto manieristico imperniato in un coagulo dì stili estremamente compositi e ontrastanti. Liberty e floreale, neogotico e neoclassico, sono stati debitamente saccheggiati nelle più impensate varianti dagli scultori monumentalisti, almeno da un secolo a questa parte. E’, purtroppo, la conseguenza di un dimesso abito menta-’e che tuttora persiste, soprattutto al livello dell’educazione artistica popolare, la cui responsabilità ricade principalmente sul cao dei maggiorenti istituti superiori. Perciò quando un artista come Minguzzi tratta una serie di pannelli narrativi, rievocanti storie e personaggi d’altri tempi, interpretandoli con spirito profondamente sensibile ai valori del pensiero contemporaneo, allora questo artista, per le ragioni su esposte, finisce inevitabilmente per essere tacciato di flagrante eresia. Ebbene crediamo di poter smentire i vessilliferi del conformismo e dell’ortodossia tardo-romantica confermando che Minguzzi non solo ha realizzato una scultura degna del Duomo di Milano, ha ha nettamente superato, inoltre, i suoi colleghi preedesso-ri, raffigurando nelle dodici formelle una unità di racconto e un rigore compositivo di concezione straordinariamente efficace. Un’opera eccellente, dunque, il cui palpito esistenziale infonde alla stesura dell’impianto narrativo un ritmo austero, sacro ma partecipe dell’umano, modulato da un’accorta distribuzione degli spazi all’interno del rilievo plastico. Le formelle rappresentano, partendo dall’alto a sinistra a desta: 1) Antonio da Saluzzo legge la bolla papale che ordina la fondazione del tempio; 2) Gian Galeazzo e la sua corte visitano la vecchia cattedrale; 3) approvazione del modello architettonico; 4) offerte di nobili e popolani per la costruzione; 5) trapasso via acqua dei marmi da Candoglia; 6) religiosi e popolani tracciano le fondamenta; 7) posa e benedizione della prima pietra; 8) Papa Martino consacra l’altare della vecchia basilica dove sorgerà il Duomo; 9) traslazione delle ceneri dei Santi Naborre, Felice, Mona e Giovanni Bono, disposta da Carlo Borromeo nel 1572; 10) corteo del Santo Chiodo della Croce offerto da Sant’Elena al figlio Costantino; 11) San Carlo comunica gli appestati; 12) processione della Candelora. Al centro della porta, sotto l’architrave, figura lo stemma di Papa Montini, con ai Iati da sinistra i personaggi principali della storia del Duomo: l'arcivescovo Antonio da Saluzzo, Papa Martino V, Popo Paolo VI, il cardinale Schu-ster, San Carlo Borromeo, Gian Galeazzo Visconti. La consacrazione della nuova porta coincide con il quarto centenario dell’ingresso in Milano di San Carlo Borromeo. 110