Blu Vismara Salone Annunciata Naviglio LE MOi >TRE A M1 Li IV N 0 di Romano Pacchiarini Milano è senza dubbio il maggior centro italiano per quanto riguarda le arti figurative; qui ci sono più gallerie d’arte che in ogni altra città d'Italia, qui vive e opera la maggior parte degli artisti di fama internazionale. Sulla guida telefonica, che di Milano rappresenta la fonte più informata, troviamo elencate ben 67 gallerie e anche se parte di esse sono in verità delle sale o dei negozi in cui vengono allestite esposizioni generiche di oggetti d’arte (quasi sempre antiquariato), di gallerie vere, che svolgono cioè programmi stagionali ben precisi, ne rimangono sempre parecchie. Una premessa, che ha lo scopo di anticipare come la nostra rubrica, più informativa che critica, non potrà evidentemente occuparsi di tutto il « giro » milanese, ma solamente di quelle manifestazioni che, di volta in volta, verranno giudicate più importanti e significative. BLU Un cuore in frantumi è evidentemente un’immagine retorica. Appartiene a quella classe d’immagini, in genere assai banali, della quale fanno parte le colonne spezzate e i giovani alberi schiantati dalla folgore e altre ancora dalle quali rifuggiamo con istintiva intransigenza. Ebbene proprio in un cuore a bran- delli ci siamo imbattuti al nostro ingresso nelle salette di una delle gallerie più d’avanguardia che vi siano a Milano, la « Blu », nella quale si teneva la personale dedicata a Felice Canonico (15 marzo). La cosa potrebbe meravigliare non posso se, dopo aver valutato la mostra nel suo insieme, non ci si rendesse conto trattarsi di una trasposizione in chiave ironica di questo simbolo tanto caro al romanticismo dei nostri nonni, nel quale caso, ovviamente, smette di essere retorica per diventare speculazione intellettuale. Le soluzioni emblematiche di Canonico possono, sulle prime, far pensare a un universo in disfacimento, ma basta un’indagine appena più approfondita per rendersi conto che egli si investe di una sorta di divinità per ricomporre, sulla scorta e con l’aiuto di « reperti », come egli chiama questi brandelli di realtà, il mondo, l’uomo, l’arte, la civiltà. Questo è un viaggio nel tempo e nello spazio. L’artista sopravvissuto a un’immane tragedia cosmica, raccoglie dal nulla sidereo i brani di un mondo in cui crede, nell'intento di ricostruirlo come prima, o forse, meglio di prima. Ciò dovrebbe spiegare perchè i « reperti » siano talora studi somatologici di una figura di adolescente, di un viso di donna, di un autori-tratto, siano scorci di interni, pezzi di 117