stità e ricchezza del materiale raccolto, sia per la qualità. Già il piano dell'opera, della cui realizzazione bisogna senz’altro ringraziare l’autore, può dare una idea abbastanza precisa della sua estrema u-tilità. Il volume è stato infatti molto effi-caciemente suddiviso in più parti. Nella prima parte è raccolta una serie di saggi per lo più inediti — tranne forse quello di Agostino Pirella su Antonioni o la crisi della semanticità visiva, già precedentemente comparso nel « Portico 1 » — appositamente stesi da Pietro Amerio, Galvano della Volpe, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Gianni Scaglia, Lamberto Pi-gnotti, tanto per citare i più noti. Ad essi fa seguito la pubblicazione di un interessante dibattito su L’eclisse condotto da Enzo Paci con gli allievi della Facoltà di Filosofia all’Università di Milano. La seconda parte presenta una completa filmografia dell’autore, da Gente del Po ( 1943-47), a Deserto Rosso, e alcune sceneggiature — realizzate o non — di opere minori: Supertizione (1949), Scale (1950), Tentato suicidio (1953). Segue una antologia della critica con scritti di Bolzoni, Cavallaro, Renzi, Chiaretti, Aristarco, Di Giammatteo, ecc. Particolarmente interessante è poi la bibliografia generale organizzata in capitoli: scritti di Antonioni, interviste e documenti, saggistica su Antonioni, scritti vari su Antonioni, i cortometraggi, Cronaca di un amore e tutti i films fino a L’eclisse. Per ognuno di questi capitoli sono riportati estesamente i brani più importanti a giudizio dell’autore. L’opera è inoltre completata da un saggio introduttivo di Carlo Di Carlo, da una serie di appunti biografici, da numerose riproduzioni appositamente scelte allo scopo di « riproporre allo spettatore, divenuto lettore, alcuni degli stessi termini di comunicazione visiva e cinetica che il film gli aveva in precedenza proposto », evitando « l’uso figurativo tradizionale e arcaico del fotogramma, deH'immagine i-solata scelta come rappresentativa accompagnata da didascalie esplicative e da lunghe digressioni secondo gli usi e il gusto del fumetto » e suggerendo un particolare « modulor di lettura della immagine » che viene chiamato fotolettura ». A questo proposito si ha però l’impressione che le intenzioni dell’autore non abbiano potuto opportunamente realizzarsi, probabilmen- te — come egli stesso dichiara — « per le difficoltà e spesso per la mancanza di disponibilità del negativo originale » dei iìlms. Ma di ciò non si può ovviamente fare una colpa all’autore del vodume che rimane, come si diceva, un'opera indispensabile per chi voglia avvicinare la figura di Antonioni con intenti di studio e di ricerca. Di Carlo ha rifiutato e superato, a mio avviso con molta intelligenza, il rischio di proporre una pubblicazione di tipo agiografico, per darci invece un utile strumento di lavoro. Nè l’editore, nè il presentatore — su cui qualcuno ha voluto maliziosamente richiamare l’attenzione — possono mettere in dubbio questa impressione di fondo. Una cosa di cui forse ci si può rammaricare è costituita dalla scarsa mole di alcuni dei saggi raccolti nella sezione dei contributi originali sull’autore. Da Galvano della Volpe, ad esempio, ci si poteva legittimamente aspettare qualcosa di più consistente. Ma alla insufficienza di qualche intervento fa da efficacie contrappeso la serietà e l’impegno di cui ha dato prova la maggioranza dei col-laboratori. Tra le cose di maggior interesse mi pare di poter ricordare, a titolo di cronaca, il saggio di Amerio, con il suo interessante tentativo di definire in Antonioni « quell’ansia, quella nèvrosi, quella oscillazione di dubbi, di incertezze, di atteggiamenti che la scuola psicologica, derivata dalla psicoanalisi e dalla fenomenologia, ha, con termine assai proprio, definita nevrosi esistenziale ». Notevolmente stimolante è pure il dibattito — non a caso considerato come una specie di appendice alle precedenti lezioni su Husserl e sul Sartre della Critica della ragione dialettica — condotto da Paci sull'Eclisse e la sua proposta di ricercare nel film la presenza di quei processi di de-soggetti-vazione o oggettivazione, comuni anche alla fenomenologia, in virtù dei quali il rilievo fortissimo che acquistano le cose e « il rincorrersi delle immagini verso una perdita finale di significato », sottolineano, con grande coerenza cinematografica, l’impossibilità del rapporto tra i soggetti. Nella bibliografìa generale merita infine una particolare attenzione, per la novità deH’indagine psicoanalitica, il saggio di Ludovico Zorzi e Lucio Aromando su L’avventura e sulla problematica di Anto- 121