moni in generale. Ma si tratta, come ripeto, di semplici esempi. In realtà tutta l’opera nel suo complesso consegue largamente Io scopo indicato nella premessa: quello cioè di superare le lacune, la commarietà e l’incompletezza delle ricerche biblio-filologiche fino ad ora comparse, offrendo « un compendio arganico dell’opera e della figura di Michelangelo An-tonioni ». FERNANDO TREBBI “ Poesia degli ultimi Americani,, a cura di FERNANDA PIVANO Feltrinelli Edit. Milano - 1964 Già da parecchio tempo il ’fenomeno’ dei beatniks è oggetto di studio per i sociologi, dagli anni del famoso reading di S. Francisco organizzato da Alien Gins-berg la poesia beat è diventata anche oggetto di studio per i critici letterari. Interessante quindi e puntuale la presentazione di una ampia scelta antologica di questi poeti che permetta anche al lettore italiano una conoscenza non più^ da rotocalco o da prodotto di cronaca mondana ma una precisa collocazione storico-critica, una valutazione obbiettiva del significato della rivoluzione operata dai beatniks all’interno del sistema sociale americano. E’ passato il tempo delle affermazioni propagandistiche sulla società del benessere, sul perenne miracolo americano, suH’America ’sorella’, il mito di un’America che ha risolto tutti i suoi problemi viene di nuovo posto in discussione, si avvertono i primi gravi segni di uno squilibrio tra individuo e società, di resistenza dell’individuo a riconoscersi in una realtà che ha rinunciato ai valori spirituali per attuarsi in un sistema quantitativo di produzione a scapito di ogni impegno qualitativo. Ma vediamo dunque come l'antologia della Pivano risponda a queste esigenze, come, per il tramite di questo libro, sia possibile valutare i beatniks non più come 'fenomeni' da circo equestre, ma invece come avanguardia di un più profondo senso di insoddisfazione, di una borghesia che già comincia a non riconoscersi nella realtà che ha voluto costruire. « Questa antologia si propone di mostrare gli sviluppi presi da una certa vena della poesia americana ». Così Fernanda Pivano nelle prime righe della sua premessa. In sostanza tutta la proposta si risolve nella precedente affermazione, per il resto, le cinque paginette che seguono riferiscono, in maniera non diversa da un pezzo giornalistico di 'colore', veramente preoccupante, il clima, l’atmosfera che circonda e nella quale nasce la poesia beat dAmerica. Simbolicamente tradotti in lattine di birra e coca-cola i rapporti tra letteratura ufficiale e letteratura beat nell’uso di carta ruvida per la seconda e carta patinata per la prima, la nostra guida alla scoperta del mondo dei beatniks ci offre poi i momenti veramente esemplari della sua disposizione critica, della sua volontà di chiarire. Leggiamo le biografie dei singoli poeti, poste 'in limine’ alla scelta antologica di ciascuno se non vogliamo discutere la presentazione in ordine alfabetico che già appiattisce e rende labili le differenze tra i vari poeti. Scopriremo così che Ray Bremser ama 'il cielo aperto e il vasto oceano', che Gregory Corso 'è il ritratto di quello che in America ci si immagina sia uno sciuscià' per giungere poi alla affascinante ferita a un occhio di Robert Creeley, ai lunghissima capelli rossi di Diane Di Prima, 'sciolti fino alla cintola’, allo strabismo di Robert Duncan, alla mite pazzia di Ferlinghetti, agli occhi di fuoco di Ginsberg, al parlare 'sottovoce' di Kauf-man. Impareremo che Keruac ’vive con la madre', che Kenneth Kochk ’ha il viso aperto’, che il fanciullino Lamantia ha molto bisogno della mamma, che la Le-vertov è amata da tutti, che anche Ron Loewinsohn parla con 'voce sommessa’, che Michael McClure e sua moglie JoAnn quando 'camminano tenendosi per mano con le lunghissime, sottili sciarpe di lana lavorate da JoAnn a punti enormi, sembrano il ritratto dell’amore e della felicità’. Poi una nota affettuosa e materna: 122