trasto cor. un mondo in cui l'uomo è costretto a lottare disperatamente affinchè la sua essenza non si dissolva del tutto; una perduta età dell’oro che è al tempo stesso una lontana Utopia balenante nel futuro. Tale duplice fascino è irresistibile per il mondo borghese; si cerca continuamente di evocare nel grigio presente questo futuro svanito, e quasi sempre invano. Il Goetz von Berlichingen di Goethe non fu tanto una resurrezione di Shakespeare quanto un’anticipazione dei romanzi di Walter Scott. E quasi tutti i tentativi fatti in seguito — per quanto diversi fra loro — sono falliti perchè si trasformava il mondo di Shakespeare, mosso dal dialogo, in un ambiente storico-sociale, che aveva talora meriti letterari e drammatici ma non raggiungeva quel-l’obbiettivo umano e letterario tanto ardentemente ambito. (Si parla qui naturalmente dei tentativi fatti con impegno, non delle molte imitazioni accademiche). In alcuni casi eccezionali si riuscì effettivamente a « sfondare ». Per esempio nella creazione dei personaggi del Boris Godunov di Puvskin e nell’arte scenica de La morte di Danton di Büchner. Sia Puvskin che Büchner riescono a fare del loro mondo stanco qualcosa di più di un semplice « ambiente ». In certe scene e in certi personaggio Puvskin si avvicina all’atmosfera in cui Shakesperare tratta il destino, mentre Büchner coglie qualcosa del ritmo shakespeariano nella sua concezione e organizzazione delle scene di vita popolare; intramezzando alle grandi argomentazioni ideologiche del suo protagonista scene di vita popolare parigina, senza riferimenti espliciti, egli fornì la precisa risposta sociale alle domande poste da quelle argomentazioni. Non è certo una coincidenza il fatto che sia Puvskin che Büchner fossero dei rivoluzionari. Nè è puro caso che ai tempi nostri il solo tentativo autentico di arrivare a qualcosa di simile all’arte scenica di Shakespeare sia stato compiuto da Brecht, anch’egli un rivoluzionario. Naturalmente ci sono stati op- positori al teatro di ambiente; ma la loro opposizione è stata quasi sempre astratta e di breve durata sul piano estetico. Se non ci si rende conto che il teatro di ambiente si fonda sull’alienazione sociale dell’uomo, e non si è disposti ad ammettere che tale alienazione esiste, le varie forme di arte astratta si riducono a semplici esperimenti formali di ben poco significato per l’avvenire del teatro. (E, inversamente, qualsiasi tentativo, per quanto disperato, di lottare contro l’alienazione risulta necessariamente in forme drammatiche degne, anche se di tipo borghese). La fase iniziale e centrale dell’attività di Brecht sono profondamente influenzate sul piano scenico da uno spirito di opposizione astratta. Solo quando la lotta contro il nazismo lo costrinse a riconoscere che il problema centrale della creazione drammatica consisteva nel salvaguardare la sostanza della umanità contro le minacce interne ed esterne, cominciò a scomparire dalla sua opera la disparità fra individuo e sfondo, e quei personaggi la cui attività nel bene o nel male contava davvero cominciarono ad esprimere il loro essere e il loro destino daH’intemo, ossia soltanto nel dialogo. Ne risultarono scene culminanti nettamente distinte da quelle migliori del teatro borghese: per esempio il duello fra le due madri nel II cerchio di gesso del Caucaso e soprattutto la scena in cui la figlia muta di Madre Courage dà l’allarme col tamburo. Per quel che riguarda lo stile, Brecht deve la sua attuale influenza in tutto il mondo soprattutto alla sua fase centrale, astratta, benché molti suoi elementi rimanessero anche nella sua ultima maniera. Ma la semplice esistenza di questo tentativo di « sfondare » (interrotto disgraziatamente dalla morte di Brecht) dimostra la straordinaria importanza di Shakespeare in funzione di efficacissimo antidoto letterario all’alienazione: Shakespeare può divenire oggi una forza effettiva e autenticamente rivoluzionaria per il rinnovo dell’espressione drammatica e la abolizione del teatro di ambiente. GEORG LUKACS Alcuni amici della nostra redazione hanno incontrato a Budapest il Prof. Giorgio Lukàcs e sono stati da lui invitati a tradurre questo articolo, recentemente scritto per il supplemento letterario del Times, che risultava non ancora comparso in Italia. La traduzione del pezzo, per la quale ringraziamo il Prof. Giorgio Melchiori, vuole avere, anche, il valore di un omaggio da noi reso alla figura del grande filosofo ungherese. 5