(1) Mondadori - giugno 1954; II ed., dicembre 1954. (2) Significativo a questo proposito il rifiuto da parte del poeta di accogliere nella raccolta composizione come L’acqua piovana (Comunità, Anno IV, 1950, n. 6, p. 63). (3) E. Sanguineti, Ideologia e linguaggio, Milano, 1965, p. 21. (4) N. Tedesco, Rocco Scotellaro poeta « crepuscolare », in Letterature moderne, Anno IX, n. 5, Bologna, 1959, pp. 650-660. (5) G. Trombatore, Scrittori del nostro tempo, Palermo, 1959, pp. 179-181. (6) Uno sguardo ad una qualsiasi raccolta di poesia popolare lucana mette in evidenza i legami di tono e di contenuto tra le nuove composizioni di Scotellaro ed il sostrato folcloristico della sua terra. Si citano qui come particolarmente significativi, per il parallelismo con il nostro, alcuni versi di canti popolari: Sto a questo mondo come non ci stessi, mi hanno messo nel libro degli spersi. Quanta fatica avevi a queste tue mani babbo mio! Li riportiamo da E. De Martino, Vita e morte dei contadini lucani, in Comunità, Anno VII, 1953, n. 18. (7) P. P. Pasolini, Passione e ideologia, Milano, 1960, p. 328. (8) Nella II edizione di £ fatto giorno, Carlo Levi promise di pubblicare al più presto la raccolta completa dell’opera di R. Scotellaro. Invece, ancora oggi, le poesie inedite, i frammenti, e, soprattutto, le varianti sono chiuse in un cassetto. Non ci si può dunque che rifare alla raccolta che il poeta aveva preparato nel 1952. Non si sa d'altra parte come interpretare la nota di Levi, quando questi scrive che la raccolta rispetta sostanzialmente le intenzioni e i tagli di Scotellaro. Non riusciamo cioè ad allontanare la maliziosa ipotesi di una edizione anche parzialmente (ed affettuosamente) riveduta dallo stesso Levi. La collazione dei testi poetici pubblicati sulle Riviste Botteghe oscure (II, 1948) Il ponte (aprile 1949), Comunità (1950, n. 6) e degli stessi dell'edizione Mondadori del 1954, ci ha permesso di rilevare notevoli e sostanziali varianti che vanno dalla soppressione di interi gruppi di versi, alla variante più stilisticamente incisiva nel senso di una direzione più chiusa che Scotellaro ha perseguito. Si veda, per esempio, da Botteghe oscure: Per una donna che se ne va. Più che una donna d’una donna che se ne va... Nemmeno questa pioggia triste nemmeno il rantolo che non si sente del pastore solitario nei lentischi e non i fischi del vento nella brughiera, da dove si parlano le nostre anime stracciate. Più vorticoso è il mio malanno della foglia sbattuta dell’autunno. Se tu non m’avessi guardato alta come sei passandomi vicino oggi non soffrirei le fitte al cuore. Se tu fossi oltre passata nella folla, oh il cane vagabondo non baciava la sua piaga con la lingua. Se non ti fossi arresa così presto, preso dal gioco dell’ombra — e tu guardavi forse cadere le stelle nelle tue terre lontane — oh il pastore non avrebbe suonato così a lungo. Perchè si chiudono tra noi i cancelli volano ciechi ancora i pipistrelli e si confronti con la lezione di E fatto giorno: Per una donna straniera che se ne va. Se tu non m’avessi neanche guardato, alta come sei passandomi vicina, oggi non soffrirei le fitte al cuore. Se tu fossi oltre passata nella folla, oh il cane vagabondo, non baciava la sua piaga con la lingua. Se non ti fossi arresa così presto presa dal gioco dell’ombra, oh il pastore non avrebbe suonato così a lungo. L'eliminazione della prima parte toglie certe gravezze romantiche e una particolare stereotipia dell’invenzione nel raggiungimento di un tessuto di immagini meno sbavato e più asciutto. Anche due versi della seconda parte vengono tolti, in quanto verosimilmente appartenenti all’economia della prima. Inoltre il fatto che con la nuova concordanza l’aggettivo presa si riferisca alla donna, può spiegare anche l’aggiunta dell’aggettivo straniera al titolo; non è donna lucana e perciò può smarrirsi scherzosa nell’ombra. I mutamenti rilevabili non sono soltanto questi vistosamente massicci; talvolta si presentano più sottili e tali da incidere profondamente sulla struttura sintattica dei versi. In Sempre nuova è l'alba (Botteghe oscure) aveva scritto; che l’ilare tempo della sera s’acquieti al nostro vento disperato mentre nella raccolta: che all’ilare tempo della sera s’acquieti il nostro vento disperato. Nella lezione ultima muore il vento disperato degli uomini, non più la sera. Ciò soprattutto verrebbe a confermare la nostra linea di lettura. Allo stesso modo ne Il Ponte troviamo per Al sopportico delle Api il primo amore Al sopportico delle Api affisse ai muri sono le nostre iniziali, grandi così! Hanno il colore della paglia bruciata fingono le nostre immagini di sera. Diversamente nella raccolta Al sopportico delle Api affisse ai muri le nostre iniziali col colore della paglia bruciata... dove la scomparsa dell'uso verbale sono 12