un Bachofen (*), non si rischiarano compieta-mente, per una mente aperta soltanto ad esperienze europee, la vibrazione di accento che molti dotti tedeschi conferiscono al prefisso ur (*)... La verità è che nel compiere la nostra opera di determinazione dei fili che si dispongono nell’ordito di certe disposizioni d'animo moderne, non siamo in possesso di tutti i fili, e quindi l’ordito non riesce, o almeno non riesce completamente. E il filo che manca è appunto quello del mondo primitivo, di quel mondo che oggi dà più che mai segni di presenza, simile a tradizione quasi inaridita che rinverdisca, simile a linguaggio liturgico obliato che ritorni in piena evidenza alla memoria ». Questa pagina è stata ricordata dal De Martino stesso, allo scopo di proseguirne il discorso, in un articolo dal titolo Promesse e minacce dell'etnologia, raccolto poi nel libro Furore Simbolo Valore edito nel 1962. Lasciamo ancora alla sua lucida prosa il compito di illustrarci i motivi centrali del suo itinerario: « Erano quelli gli anni in cui Hitler sciamanizzava in Germania e in Europa, ed ancora lontano era il giorno in cui le rovine del palazzo della Cancelleria avrebbero composto per queso atroce sciamano (*) europeo la bara di fuoco in cui egli tentava di seppellire il genere umano: ed erano anche gli anni in cui una piccola parte della gioventù italiana cercava asilo nelle severe e serene stanze di Palazzo Filomarino per risillabare il discorso elementarmente umano altrove impossibile, talora persino nella propria famiglia. I nostri padri ci avevano insegnato che l’Europa aveva decisamente imboccato la via regia del progresso e della ragione, e che nulla poteva ormai mettere in pericolo le conquiste culturali accumulate in quasi duemila anni di storia europea: ma ora « il lato oscuro dell'anima » riacquistava signoria e sembrava ricongiungersi col non abbastanza esorcizzato « mondo primitivo ». Percorrendo la via delle regressioni nevrotiche della sua clientela viennese, il dott. Freud aveva creduto di scoprire alcune concordanze fra queste regressioni e gli istituti culturali delle civiltà etnologiche, e sulla base di altre concordanze fra i simboli della vita onirica, le fantasie degli psicotici (*) e le figure del mito, Jung aveva creduto di poter edificare la sua teoria degli archetipi (*) dell’inconscio collettivo. Quale che fosse il giudizio da dare su queste teorie psicanalitiche, esse documentavano almeno questo, che l’esorcismo solenne della ragione tradizionale non era riuscito appieno, e che per la civiltà moderna le cifrate profondità dell’anima tornavano come problema, in uno con le cifrate civiltà del nostro pianeta. Questo era, in quegli anni, il corso delle mie riflessioni: e mi sembrò che a rinnovare l’esorcismo fallito potesse concorrere una nuova etnologia, concepita come conquista di una ragione più ampia ed efficace della ragione tradizionale, maturatasi attraverso COMMISSIONARIA PER MANTOVA E PROVINCIA n**octNTri A. MINGHETTI & C. •USTIN MOKRIS lamb relia. Assistenza Ricambi originali Mantova - Via Vittorino da Feltre, 63 - Telef. 28.632 16