Poi sopra all’armadio lanciavano getti d’acqua. La sabbia si trasformava in fango e colava dentro l’armadio dai buchi che vi erano stati aperti. Per farti respirare, naturalmente. E ancora: ti appendevano a un albero a testa in giù; ti facevano correre con la maschera antigas incollata al viso. Cercano di riempire con le creazioni della loro nostalgica fantasia il vuoto che li circonda ma il loro interminabile cicaleggio rivela solo l’assoluta mancanza di significato di ogni parola. Nei dialoghi costruiti con estrema precisione la lingua è quasi distrutta dall’interno. Un tocchettino leggero, rituale. « Sì? », diceva, anzi farfugliava Marcella. « Io vado », diceva Andrea. « Va bene, caro », diceva lei. « Mi prendo l’ombrello... non si sa mai », diceva lui. « E’ sempre meglio ». «Tu dici? » « Proprio così ». « Ciao, amore » Lui tornava indietro: « Non c’è acqua, stamattina ». « Pazienza ». « Ciao ». E se ne andava. Tenta bensì l’evasione, appigliandosi a ciò che di più santo possiede: l’amore per Marcella. Ma ella non sa rispondergli: sotto la morsa del dolore si raggelano anche i sentimenti più puri e cessa ogni forma di dialogo. Ma resta ugualmente innegabile che si tratta di un giochetto pochissimo divertente. Non appena si comincia a farlo funzionare ci si accorge di avere messo il dito in un ingranaggio che si tirerà dietro l’intero braccio e che starà poco ad impadronirsi di tutto il resto. (1962 - 64) Luciano Ori La vigilia Dietro le quinte del campionato E’ FINITO IL BOOM DEL CALCIO-SPETTACOLO il tifo è in declino le società introducono l’austerità nei propri bilanci siamo alla vigilia della crisi? 27