Religiosi 1965 vicenda, un modo di svolgere il racconto senza vuoti e di articolarlo in più complessi rapporti spaziali. Per ora è possibile tentare una conclusione provvisoria. Le storie di Adamo si prestano facilmente a due interpretazioni deformanti: quella di una pungente aneddotica dell’integrazione, ironizzata dal punto di vista dell’umanesimo perenne, cioè della Natura Umana resistente sotto la Natura Artificiale della civiltà tecnologica; e quella di un anarchismo borghese da white collars, che oppone la figura simbolica dell’uomo comune, il « ragioniere » con i suoi estri crepuscolari e le sue manie, alle tradizionali proiezioni allegoriche del potere: il prete, il politicante, il generale. Su queste due strade, che di fatto coincidono mescolando sullo stesso piano con ingenuità maliziosa satira e nostalgia, pietà e cattiveria, favola e realtà, genuino e artificiale, contestazione e integrazione, Cuniberti potrebbe svolgere il ruolo, pur rispettabile, di un Maccari post-informel. Ma l’interpretazione che qui si è proposta delle storie di Adamo come metafora sociologica della comunicazione Cuna interpretazione che va provata sulle o-pere pittoriche più costruite della serie oltre l’occasione offerta da questi nove disegni), pur non trascurando la spinta anarchica e quella umanitaria, è fondata sulla persuasione che l'artista sappia scoprire e personalizzare in racconto la struttura nello stesso tempo più astratta e più reale della società borghese: il sistema della comuni cazione mercificata. Cuniberti non ha voluto essere il sorprendente e fantasioso vignettista che già era. Ora è impegnato a ridurre maggiormente le determinazioni sociologiche, ad a-strarre di più, non per ripiegare nel favoloso ma proprio per essere più concreto. La sua strada lo conduce a un uso conflittuale del linguaggio artistico come espressione diretta e personale, in termini narrativi, della comunicazione in quanto sistema o modello. 37