interprete di fama internazionale. Film, così s’intitola in maniera molto allusiva il cortometraggio, è in sostanza una parabola stringente ed efficacissima svolta sul tema della ossessiva nullità nell’esistenza secondo la maniera ormai tipica del commediografo irlandese. La trama semplicissima, ma estremamente significativa, si limita a mostrare gli ultimi momenti di esistenza di un vecchio guercio che si ritira, munito di voluminosa borsa e con il viso coperto da un fazzoletto, tra le nude pareti di una stanza. La sua unica preoccupazione è quella d’allontanare da sè ogni forma di vita: stende un drappo sulla gabbia del pappagallo e sul vaso del pesce rosso, caccia dalla porta un gatto e un cagnolino, copre lo specchio, straccia un ritratto appeso alla parete e si distende finalmente tranquillo su una sedia a dondolo. Poi con grande circospezione estrae dalla borsa un plico di fotografie che gli ricordano le tappe fondamentali della sua vita: l’infanzia, la giovinezza, il matrimonio, la vecchiaia; le osserva attentamente ad una ad una e le strappa tutte con cura e decisione. Finalmente placato chiude gli occhi e si assopisce, ma quando li riapre prova una terrificante emozione nel rivedere davanti a sè la sua lugubre immagine di storpio inutilmente fuggita con tanta meticolosità. L’unico suono di questo film senza musica e senza rumori è costituito da un secco zittio. Dopo il romanzo, il teatro, la radiofonia sembra quasi che proprio il cinema rappresenti per Beckett la maniera più efficace per esprimere la propria concezione della realtà e della vita. L’opera è infatti di una limpidità addirittura didattica, ma le idee che Beckett vi nasconde non perdono niente quanto alla profondità del significato e alla precisione. La negatività dell'esistenza in funzione di valore espressivo totale, il « vuoto metafisico che fa diventare ogni cosa significativa » la caratteristica « conversazione priva di senso che tende perennemente all’abisso del silenzio », oppure il tentativo di trasformare « il dramma-conversazione in un dramma sulla negatività della conversazione » (24), sembrano aver trovato nel cinema, o almeno in questo tipo di cinema, un congeniale strumento di espressione. E ciò sia detto senza la benché minima intenzione di attribuire un valore spregiativo a tale restrittiva valutazione. Direi anzi — senza tema di esagerazione, ma con la ovvia riserva di ulteriori verifiche — che, proprio per le sue caratteristiche cinematografiche, Film può essere definito un classico. La semplicità della struttura, l’estrema chiarezza del discorso, la rigorosa funzionalità della forma, fanno di quest'operetta qualcosa di molto vicino alla perfezione. L’unica cosa discutibile è forse il titolo, nel caso, non improbabile, che con esso Beckett abbia voluto indicare al cinema un modo di operare valido in senso assoluto e la conseguente necessità di un ritorno alle origini. Se queste erano le intenzioni, allora bisogna dire che il silenzio di Beckett ha trovato una giusta contestazione nella eloquenza di Dreyer; una eloquenza per la verità un po’ stanca che sembra denunciare ormai a-pertamente l’usura del tempo anche se, come appunto nel caso di Dreyer, rifarsi a modi antichi di narrazione non sempre significa essere fuori dalla attualità o avere del tutto perso la possibilità di fare un discorso moderno. Gertrude è certamente un film realizzato senza tenere in alcuna considerazione quel che è successo nell’ambito del cinema da vent’anni a questa parte. E anche se Dreyer continua a ripetere che sono soprattutto le idee e i sentimenti a interessarlo e non tutto ciò che la gente chiama VOGLIO LA... 50 - 90 - 125 - 150 - GL - SS... w I t / FILIPPINI - VESPA - MANTOVA Via Montanara e Curtatone n. 58 Telefono 2.9696 57