“Ilpresente contestato,, Intervista a Franco Solmi D. Altrove ho già espresso decisamente la mia incondizionata approvazione a questa mostra. Mi piacerebbe poter fare qualche domanda anche a Max Clarac-Sérou che ha curato la parte straniera, ma sono al corrente che una parte onerosa di lavoro è stata svolta da te. Mi interessa sapere come è nata Videa della mostra, la scelta del tema, le ragioni che lo hanno dettato. R. L’idea della mostra è nata dalla considerazione che esistono problemi particolarmente legati al nostro momento di storia, problemi espressivi, di linguaggio, intendo, che la terza generazione del Novecento si è trovata a dover affrontare pratica-mente da sola: sono quelli della funzionalità non meramente estetica dei linguaggi figurativi, quelli della comunicazione e della informazione, delle mediazioni psicologiche sociologiche e tecnologiche a cui il fatto artistico è soggetto ecc. La scelta del tema può apparir persino ovvia: arte di contestazione è arte che costruisce, che implica la specifica responsabilità dell’artista nell’atto di scegliere « contro » il presente, quando questo è inteso come conservazione o ipostatizzazione di valori. Le ragioni sono anche altre: si è cercato di superare il vecchio concetto dell'engagement ritenendo che, nell’orizzonte di cultura dominante (che è, poi, il solo realmente verificabile) si debba lottare dall’interno, servendosi di tutti gli strumenti che la raffinata cultura neocapitalistica si è costruiti. D. C'è una ragione particolare perchè questa mostra fosse allestita a Bologna? Voglio dire, in altri termini, ritieni che a Bologna esistano ragioni tali da giustificare una mostra « polemica » come questa, più che altrove? R. Premetto che quanto dirò riguarda in particolare la sezione italiana da me curata. Naturalmente la mostra la si poteva allestire ovunque, ma è certo che a livello istituzionale poteva farsi solo a Bologna. Non credo di peccare di campanilismo se dico che qui la ragion commerciale ha meno peso che non a Roma o a Milano, e che esistono da noi meno condizionamenti, meno eredità del passato da scontare e un più libero esplicarsi del dibattito artistico. Aggiungi la particolare sensibilità per questi problemi dimostrata negli ultimi anni dal- l’Amministrazione comunale, un costume critico abbastanza libero da consentire che le polemiche culturali non vengano interpretate come attacchi personali a questo e a quello, e avrai qualcuna delle ragioni per cui la mostra si è fatta qui e non altrove. D. Ho visto che tutti gli artisti invitati hanno aderito, trascurando alcune mostre forse più « redditizie ». Essi hanno dunque sentito l’attualità degli scopi di questa rassegna e nella loro presenza vi è una vera intenzione di critica nei confronti della generazione artistica precedente, o semplicemente (cosa altrettanto importante) si tratta di una dichiarazione di indipendenza dalle varie con venticole egemoniche del mercato e della critica d'arte di un certo tipo? R. In verità tutti gli artisti invitati hanno aderito. Di più: si sono presentati in genere con opere inedite e di grande impegno, in molti casi (parlo degli artisti italiani) di-straendole dall'invio alla Quadriennale. Non so, poi, in che misura vi sia, nei singoli artisti, l'intenzione di critica alla generazione artistica precedente, o una dichiarazione di indipendenza dal mercato o dalla critica d'arte più compromessa. Di certo tutto ciò vi è nella mostra, e questo mi sembra assai significativo. Comunque, se si considera, per esempio, che Lorenza Trucchi, sulla « Fiera Letteraria » (e senza essersi presa il disturbo di visitare la rassegna) ha rimproverato gli artisti di essersi prestati ad un « tema di classe » proposto dalla critica marxista, fattasi oggi, a suo dire, più subdola e più pericolosa, si può pensare che almeno alla mentalità scelbiana (per non dir fascista) gli artisti si siano effettivamente opposti con la loro partecipazione. D. La mostra rispecchia una tua linea ideologica riferita non solo al contesto generale della poetica che qui si esprime, ma partecipe anche della maniera con la quale essa si esprime? Mi spiego: c'è una prevalente tendenza ad una pittura che ha molto a che vedere con certo surrealismo e si sentono, fonda-mentali, le presenze di Bacon e di Matta, questa è la mia impressione. Indicano, queste scelte, tue precise preferenze? R. Non posso parlare di mie precise preferenze per una mostra che abbiamo fatto in due. Bacon, Matta e tanti altri artisti, specialmente surrealisti, sono fra quelli che 61