la terza generazione ha dovuto recuperare da sola. È evidente che oggi il discorso pittorico deve tener conto di quanto si è per troppo tempo trascurato di considerare, oltre, naturalmente, alle nuove proposte avanzate dai portatori delle poetiche dell’ oggetto. D. A mostra allestita, hai qualche rilievo autocritico da fare? Qualche pittore che non ha tenuto fede alle tue aspettative? R. Ne avrei moltissimi di rilievi autocritici. Del resto ho già scritto che questa mostra appena realizzata, si fa « presente », e quindi si pone come qualcosa da contestare. Per il momento, però, lascio che le critiche le facciano gli altri i quali possono più serenamente di me giudicare il nostro lavoro. Vi sono certo pittori, italiani e stranieri, che non corrispondono alle mie aspettative, ma non puoi davvero attenderti che te ne faccia i nomi. È abbastanza ovvio che io mi prenda la responsabilità della mostra nel suo complesso, stupidaggini comprese. D. Quali sono i fini immediati che ti sei proposto come azione che scaturisca dalla mostra? R. Uno solo: stare a vedere le reazioni degli altri. Valutandole potrò farmi un’idea più precisa del significato e della portata della mostra in relazione alla situazione generale dell’arte in Italia. D. Pensi che non sarebbe estremamente interessante, come io credo, una prossima mostra concepita allo stesso modo, magari con gli stessi intenti e criteri, per la « quarta generazione »? R. Mi scuserai se non sono d’accordo. Si potrebbe certo fare una mostra dedica ta alla « quarta generazione », ma non con sii stessi criteri di questa. Non vedo il « volto » di questa quarta generazione. Essa ha, nel suo complesso, gli stessi problemi della terza. Forse sarebbe stato utile, avendo spazio e tempo sufficienti, allargare la mostra anche verso i più giovani. Ma questo, proprio per ragioni pratiche, non era davvero possibile. Devi considerare che la partecipazione italiana era di già assai limitata. D. Hai voluto dare una risposta alle mostre che si sono tenute prima, ad Arezzo, S. Marino, L’Aquila o il « Presente contestato » è nata indipendentemente, o è l’una e l’altra cosa? R. Nulla nasce «indipendentemente», tantomeno, una mostra come il « Presente contestato ». Ho già detto nel catalogo che essa deve molto alle rassegne che indichi, anche se per ragioni diverse che qui ti riassumo: Arezzo: preziose le indicazioni di Cariuccio sui nomi dei giovani, discutibile il collegamento (le paternità) con artisti delle generazioni passate. Di qui la decisione di li- mitare il discorso alla terza generazione, lasciando ad un’altra eventuale mostra il problema degli antecedenti e della loro individuazione precisa. L’Aquila', inutile sottolineare la funzione stimolante e indicativa delle mostre di Cri-spolti. Non se ne dirà mai abbastanza bene. Tuttavia proprio per questa necessità di « indicazione » le rassegne aquilane svariano in troppe direzioni e corrono il rischio di presentare fatti irrilevanti. Accettando le proposte che ritenevo valide e scartando le altre, ho creduto non di proporre una alternativa a L’Aquila, ma di mettere a frutto anche gli insegnamenti che di lì son venuti. S. Marino: paradossalmente potrei dire che è stata la mostra più utile, in quanto costituisce l’esempio più limpido della confusione in cui si dibatte la critica « arrivata », e specialmente perchè ha dimostrato come non si deve fare una mostra oggi. D. Queste domande, tutte, potrebbero trovare ampia risposta nella magnifica prefazione che hai firmato nel catalogo (assai ben fatto, con tutte le opere riprodotte), ma fai conto che io non l’abbia letto. Molti dei lettori della rivista non avranno la possibilità di farlo, perciò: vuoi aggiungere qualcosa ancora? R. Dalle prime reazioni ti posso dire che la mostra è stata discussa da destra e da sinistra e che si avverte la necessità, come ho detto prima, di tentare, dopo aver messo in luce le divergenze, di illuminare il rapporto fra seconda e terza generazione. Vedere quali in realtà sono gli artisti e i critici che hanno dato qualcosa alla cultura di oggi, eliminando magari il peso di una storia già troppo scritta e piena di nomi inutili. Nella presentazione ho detto che la mostra non dichiarava la morte di nessuno: ora vorrei solo aggiungere che qualcuno forse è apparso, proprio adesso, veramente morto. Certamente tutti coloro che si reggono su posizioni dogmatiche o irresponsabili. Se me lo concedi vorrei fare una precisazione personale riguardo all’articolo culturalmente assai disonesto di Lorenza Trucchi, di cui ti ho parlato. Può darsi che la critica marxista abbia avuto i suoi guai, ma non è lecito scrivere generalizzando troppo. Personalmente sono troppo giovane per dovermi difendere dall'accusa di aver incolpato Morandi al tempo del neo-reali-smo, e sono fortunatamente ancora abbastanza giovane per non mettermi a piangere sulla sua sorte. La mostra, e quel poco che ho scritto, son diretti anche contro la mentalità morandiana, che è qualcosa di ben più pericoloso dei quadri, in sè non abbastanza nocenti, del pittore bolognese. 62