Due interventi sulla biennale di S. Marino Luigi Lambertini Senza dubbio la Biennale di S. Marino di quest’anno ha fatto il classico giro di boa nei confronti della precedente edizione. La IV Biennale « Oltre l’informale » era, com’è noto, animata da uno spirito particolare — per molti versi inaccettabile e discutibile — dovuto ad una posizione critica ben precisa e delineata dagli schemi di due tendenze, quella del ghestaltismo, proposta da G. C. Argan e quella del « nuovo realismo » sostenuta da P. Restany. Era quindi una mostra di tendenza e come tale aveva una portata precisa sul piano culturale. Ma se quella biennale, oltre la normale dialettica di pareri positivi o negativi riguardanti l’assunto critico della stessa, scoprì il fianco a critiche che le rimproveravano un eccessivo estremismo esclusivista, ritenuto da molti inadatto per una simile sede che deve offrire una manifestazione destinata non solo alla ristretta cerchia dei critici bensì anche al pubblico — oltre ad uno scopo culturale il mecenatismo dell’Ente Governativo per il Turismo sammarinese ne ha uno essenzialmente pratico, favorire l’afflusso appunto dei turisti nella piccola Repubblica — con l’attuale panoramica i pericoli dell’eclettismo e della genericità non sono certo inferiori per portata ed estensione, pure se una simile alea viene pienamente riscattata dal concetto informatore che contraddistingue appunto questa biennale. Infatti questi « Incontri d’arte europea » sono contrassegnati dalla lodevole ricerca di offrire un panorama di valori individuali che, per dirla con le parole di G. Marchiori, suggerisca « una serie di considerazioni utili (senza pretendere all’ambizione di un bilancio storico) su un momento dell’arte in Italia e in alcuni paesi europei », un panorama insomma che coincida, come ha detto M. Vaisecchi, con « la temperatura culturale di questo momento che qualcuno potrebbe dire e-clettica ma non generica e che io più giustamente definirei di indisponibilità ad un primo vivace compromettersi con la vita anche nel proliferare dei tanti miti dell’esistenza attuale ». Queste le premesse che io accetterei anche se sotto un certo aspetto convengono con alcune obiezioni, poiché riferibili specialmente al settore italiano. Va da sé che con una delimitazione numerica ben precisa, (trentacinque artisti) qualsiasi rosa di nomi venga fatta essa è sempre e guai se non lo fosse suscettibile di critiche. Comunque la lacuna che maggiormente s’è avvertita è stata quella di alcuni artisti che non hanno accettato l’invito (G. Alviani, E. Castellani, P. Dorazio, G. Novelli), la cui presenza avrebbe creato certamente una dialettica interessante e al tempo stesso avrebbe concorso a completare con sufficiente approssimazione questa panoramica che doveva essere aperta a tutte le tendenze. Le ragioni della mancata partecipazione possono essere tante e plausibilissime; ritengo comunque che se la commissione di invito italiana, e di conseguenza di premiazione — i commissari italiani in seduta congiunta con i cinque stranieri hanno infatti assegnato i riconoscimenti a disposizione — fosse stata meglio articolata, le cose probabilmente sarebbero andate in modo diverso. In altre parole se accanto a L. Cariuccio, G. Marchiori, F. Russoli e M. Vaisecchi fosse figurato almeno uno dei critici legati per scelte culturali alle tendenze dei renitenti, molto probabilmente la selezione italiana sarebbe risultata più completa. A parte ciò ritengo che da un punto di vista qualitativo, essa risulti ben definita nonostante si avverta una certa abbondanza di quella tendenza che, in senso lato, va sotto il nome di nuova figurazione. Infatti in un contesto che puntava su « individualità campione », la serie dei vari Guccione, Soffiantino, Saroni, Vespignani, Vacchi, Cremonini, Fie-schi e, se si vuole, anche Gianquinto, era fin troppo monotona e pleonastica tanto più che per fare solo alcuni nomi, mancavano pittori le cui presenze sarebbero state interessanti: Sergio Dangelo, Riccardo Licata, Concetto Pozzati e Pier Luigi Rampinelli... Altro punto discutibile è, secondo il mio parere, il premio assegnato a Leonardo Cremonini. La qual cosa non ha nulla a che vedere con un’eventuale presa di posizione nei confronti della poetica di questo artista del quale ritengo assai interessante quella indagine tesa a scavare i significati esistenziali della nostra vicenda umana con un intelligente recupero Liberty. Voglio solo afferma- 63