zione della Mostra, basata su criteri di tendenza, nel settarismo di chi fa di una tendenza l’optimum e ci crede. Come critico d’arte, non ci ho creduto, però essa ha avuto il merito di farmi comprendere certe istanze « op » fino in fondo. La nuova edizione, che si basa su una scelta di pochi artisti e insieme sulla loro qualità, non batte l’accento sulla tendenza, almeno su una tendenza, ma sulle personalità giovani che, fuori di taluni movimenti o dentro di essi, raggiungano la poesia. Tra le novità, in breve: 1) il modo « europeo » col quale l’intemperanza « pop » e tutta la iconografia mass media vengono elaborate nel gusto della avanguardia storica, in modo particolare del cubismo analitico e del surrealismo: ciò si rivela negli artisti francesi e italiani con eccellenti risultati; 2) il disgelo di talune repubbliche popolari in fatto di arti figurative, quali la Polonia e la Cecoslovacchia (la Jugoslavia è un po’ a sè, comunque questa Nazione è da anni su posizioni avanguardistiche e non conformistiche del realismo socialista; 3) la assenza di taluni ghestalici od « op »: se c’erano, a mio avviso, sarebbe stato meglio (mi dicono che sono stati tutti invitati, anche nomi di estrema qualità e prestigio come Dorazio, Getul- lio) perchè la mostra è stata ideata secondo un disegno ampio, che prendesse dentro tutti i migliori di qualunque tendenza: il fatto che non ci siano, alla fine però non guasta. Infatti, come disse Marchiori giustamente, « questa non è una mostra sperimentale ma aperta ». Potrei dire, anche con le parole di Vaisecchi, specie per quanto concerne il padiglione italiano, di gran lunga il più ricco e qualificato, che con le opere esposte è stato raggiunto un compromesso con l’esistente. Chè, uno degli aspetti, se non l'aspetto principale della mostra in questa « apertura » è l’incontro singolare ed energico con la realtà, il dato obbiettivo, la figura, la percezione sensibile del mondo esterno, perchè « se la umanità non la tocchiamo con le mani, la umanità ci sfugge » (Perocco). In tutta l’organizzazione della mostra si avverte, quanto a ordine, buon gusto, precisione di notizie nel catalogo, cortesia, lo zampino di Efrem Tavoni, il quale dopo il «Mor-gan’s Paint » da lui ideato e così bene condotto a Rimini in tante magnifiche edizioni, prosegue a San Marino con l’intelligenza e la larghezza di sempre, la sua opera, avvalendosi di critici d’arte di larga esperienza, i migliori in Italia e in Europa. e. c. i ¿-> , L’irremovibile e il volubile - 1965 65