ancora, in qual modo non verificare come dopo il collaudo delle « mitologie » ricompaiano ancora i nomi di alcuni giovani d’impegno nelle graduatorie d’onore di San Marino? Questa « coincidenza » — che a taluno risulta indigesta — non è dovuta al caso nè a misteriose congreghe critiche, ma nell’incontestabile validità della produzione artistica di questi giovani pittori, che oggi si impone anche in Italia ed in molti casi contro la critica ufficiale. Questa coincidenza di nomi e di valori è avvertibile chiaramente a San Marino nella selezione italiana; il discorso è però etensi-bile pure alle altre selezioni, in specie a quelle orientali, essendo questa quinta edizione opportunamente aperta a paesi dell’Est Europeo. L’art. 2 del regolamento della Biennale circoscriveva la partecipazione ad invito ad artisti che non avessero superato il 45° anno d'età, ima quindicina per nazione, eccezion fatta per l'Italia che aveva diritto a 35 presenze. Gli altri paesi chiamati a San Marino sono il Belgio, la Cecoslovacchia, la Francia, la Jugoslavia e la Polonia. Alla mostra d’Arezzo oltre « ai nomi che appartengono al passato prossimo della generazione che oggi è giovane » e che si possono considerare i maestri dell’arte d’avanguardia (De Chirico, Max Ernst, Magritte, Savi-nio, Matta, Bacon, Gorky, Giacometti, Licini, jj Scipione e Sutherland) partecipava pure un j gruppo selezionatissimo di pittori italiani, sei , j per l’esattezza, tre statunitensi, e due artisti di Parigi (l’argentino Segui e il portoghese ‘ Bertholo). A suo modo, dunque, anche questa mostra ha costituito una « comparaison » interessante tra artisti di differente venatura ideale e fantastica. Gli italiani di Arezzo erano Cremonini, Fer-roni, Fieschi, Saroni, Vespignani, tutti presenti a San Marino, oltre a Bepi Romagnoni, già defunto al tempo della diramazione degli inviti per la Biennale del Titano. È tra questi nomi di giovani che il discorso sulla selezione italiana deve ancora una volta imperniarsi. Qualche altra presenza è, per la verità, degna di nota se non proprio di reale interesse, ma l’eventuale allargamento della disamina a questi pittori non svuota il nostro assunto, ma lo rinforza perchè in molti di questi « aggiunti » si possono reperire quegli elementi che proprio prima elencavamo e che contraddistinguono la struttura anatomica dell’arte esposta nella Sala di Sant'Ignazio. La recente opera di pittori come Bertini, Del Pezzo, De Vita, Guccione, Martinelli, Nanni, Parzini, Pistoletto, Soffiantino Soma-rè e soprattutto Adami, Peverelli e Vacchi (già da tempo su posizioni parasurrealistiche) è permeata da infiltrazioni visionarie ed ossessive, mutate dalla metafisica o dal surrealismo, e comunque dall’arte fantastica che la Biennale di Venezia mostrava in attente ricompilazioni nel lontano 1954 (per non parlare della storica edizione dei ’48 quando, in un padiglione fuor di mano, era allogata la prestigiosa ed affascinante Collezione Gug-genheim) in un clima distratto al pubblico italiano dibattuto tra realismo e astrattismo. v^Molta acqua è passata sotto i ponti dai tempFtlene polemiche attorno alla Guggen-heim, e molti miti « moderni », ad uso e consumo del mercato, sono crollati, dall’esotismo di Tamayo all’estemporanea di Mathieu, dagli sfregacci di Kline alle tele vergini di Rot-chko, ed ora si vanno riscoprendo gli autentici protagonisti dell’arte moderna, anche se un po’ tardivamente, dopo averne cioè incensato per anni degli epigoni più o meno dotati. Si guardi il caso di Matta, uno dei maestri oggi più guardati dai pittori giovani: da molti critici scoperto soltanto dopo il 1960, è succeduto nell’ammirazione degli esegeti dell’informale dopo il superamento degli entusiasmi sconvolgenti per le tesi di Tapiè, dopo la lunga euforia del matericismo e del-l'Action painting. Alcuni critici, scarsamente informati, addirittura l’hanno collocato storicamente dopo l’informalismo, come protagonista della « nuova figurazione » mentre sarebbe bastato consultare una qualsiasi storia della pittura degli anni trenta e quaranta per vederlo padre di tanti fenomeni a lui succedanei, e per vederlo già maestro in America attorno al 1940. C’è poi voluta la mostra antologica del '63 di Bologna per vederlo giustamente anteporre a certi suoi epigoni celebrati in Italia... ^ Così si dica jQfir il casa Gorky,(che ha fattoi scorrete fiumi d’inchiostro, e che>attorno al 1955, dcstava l’interesse vivissimo della critica: dimenticando la lunga comunanza di lavoro con Matta e le influenze nettissime che l’artista cileno ha esercitato sul collega statunitense. È perciò prevedibile che ai furori iconoclastici di qualche anno fa, si giunga, attraverso questi ennesimi aggiornamenti, a nuovi furori neofigurativi, di tipo irrealistico o visionario, continuandosi così il malvezzo di certuni d'adorare l’ultimo prodotto importato dal mercato, scambiato per nuovo dagli sprovveduti e purtroppo dai tanti critici improvvisati che detengono rubriche in riviste e quotidiani e che debbono scrivere d’arte senza avere la sufficiente preparazione storico- -f*f artistica. Per questi, pronti ad allinearsi, le « Mitologie del Nostro tempo » saranno ricostituenti come la celebrata mostra « New Images for Man », un richiamo certo, un punto d'appoggio nell’attuale caos esistente tra le file dei numerosi seguaci dell’ultimo verbo. Se avremo una inflazione di pittori di questo tipo, non so: è però certo che sul terreno della figurazione si possono misurare molte qualità, inventive tecniche e formali, e si fi£ H I 67