UNA SIGNORA PIACENTE (romantica): — Ah, i cafés chantants! Che nostalgia... (Con voce da soprano, acutissima): Dovéee sei staato, mio bèèéell’alpiino... IL PRIMO INTERVENUTO (fieramente): — L’Italia nostra ha vinto. UN ALTRO: — Evviva i Monsignori! IL SECONDO INTERVENUTO: — Le stellette. Fierro. Le portavano gli uomini? LA SIGNORA: — Domilla? Domilla! Dove sei? LA GIOVANE SIGNORA MALINCONICA: — Mia nonna, mia nonna... Ho perduto l’infanzia (piagnucola). Quando tornai a casa, ebbi una crisi terribile: vedendo che la mia piccola Grazia continuava a giocare indifferente, le ho impiccato tutte le bambole con le sue corde per saltare. Ah, mia nonna! (piange). Inizia la cerimonia. Gl'invitati, parte in piedi e parte già seduti, debbono assidersi al completo sulla scalea in rigoroso ordine di merito; sono tutti « valenti », in qualche modo. È in atto l’assestamento definitivo, con un vivace ma corretto salire e scendere sui gradini. Se qualcuno, però (ed accade), sale a prendere posto su un gradino più alto di quello spettantegli, si spengono improvvisamente le luci; resta quasi buio, o meglio: soltanto un fioco lume, incerto e tremolante, proviene da due lumini che sono su due finte colonne poste ai lati dell’estremità superiore della scalinata (incassati nei denti fatti dalle pareti del piano dei troni con le finte colonne), un lume giallognolo, evasivo, mentre la luce di prima era forte e bianchissima. La sala che si stende ai piedi della scalinata rimane dunque nell'ombra quasi completa; sul piano dei troni appena soffuso da un tenue riverbero, caldo e raccolto, le figure del Re e della Regina, sempre immobili, appaiono distinte. Si fa un silenzio pressocché totale, con qualche sommesso, serpeggiante bisbiglìo. Allora colui ch’è stato la causa del buio (caduto appena egli ha varcato il limite del « suo » scalino), scende lentamente la scalea; e si va a confessare. Ai lati della scalea, infatti, dov’essa ha inizio, ci sono due normali confessionali in legno opaco e consunto, appoggiati alle pareti, uno per lato. Il colpevole s’inginocchia sul davanti, faccia a faccia con l’invisibile prete. Quando ha terminato la confessione, torna lentamente al suo posto effettivo. Immediatamente il bisbiglìo au- menta, le luci si riaccendono, le conversazioni riprendono come se nulla fosse avvenuto. Il colpevole se ne starà però in silenzio, penoso, sul suo gradino. Questo si ripete parecchie volte, per più persone, sempre alla stessa maniera. Ogni volta il silenzio, la confessione, poi di nuovo il confuso brusìo, il vocìo animato. Accade però soltanto agli uomini, di sbagliare gradino; non alle donne. Brusìo confuso, dopo un’altra confessione; e le solite frasi staccate che ne emergono: VOCE DI DONNA: — Che belle spalle ha la moglie di Peppino! VOCE DI UN’ALTRA DONNA (gridando): Le donne sono pure! VOCE DI UNA TERZA DONNA (gridando più forte): — Che abbiamo a che fare, noi, con i confessionali? Le figure del Re e della Regina, là in alto, continuano ad essere sfocate, elusive, ma fanno qualche piccolo movimento e qualche gesto breve. Quasi tutte le donne hanno tolette accurate, ma alcune indossano abiti di moda trenta o cinquant’anni fa (ingioiellate, sono evidentemente nobili); di tanto in tanto, avanza nella sala, risalendo poi cautamente al proprio gradino, qualche signora vestita in modo particolarmente appariscente (si nota allora che la Regina la segue con gli occhi). Questa, ad esempio, che si fa vento con la mano carica di anelli, indossa un vistoso abito a tubo, a giro-collo, color viola cangiante, viola-rossa-stro-azzurro come il cielo da poco tramontato; con una gran piuma sui capelli, gri-giastra-cilestrina. Si aggira nella sala, risale la scalea, cerca con gli occhi, chiama: — Dianella! —. Entrano dalla porticina ch’è sulla parete di fondo, alla destra dei sovrani, I MUSICANTI. Fra loro ce n’è uno zoppo, piuttosto corpulento, semicalvo e con grossi baffi spioventi Si dispongono sul piano dei troni, sempre alla destra dei sovrani, come una piccola banda; e cominciano a suonare. La musica è allegra, tipo mazurka. Il Re e la Regina si alzano lentamente e scendono la scalinata; i convitati che stan no seduti su essa si volgono, in parte, a guardarli, con un leggero ma visibile ondeggiamento verso la guida centrale della scalinata stessa (ma non c’è tappeto o altro: la « guida » è costituita naturalmerte dall’esatta divisione della gente); giunti in 18