basso, al centro della sala, i sovrani dànno inizio alle danze. Molti convitati scendono pian piano anch’essi, e cominciano a ballare. Si tratta di balli piuttosto lenti. La storia delle confessioni continua, però, intermittente, anche durante il ballo. Se cioè qualcuno, arrivato di fresco nella sala (entrando dalla porta senza battenti ch’è a destra; in fronte agli spettatori), o qualcuno dei già presenti che non balla, per distrazione o nuncuranza o perchè non sa o per altro qualsiasi motivo (riflesso però, in qualche modo, nel suo atteggiamento esteriore) occupa, con disinvoltura o furtivamente, un posto rimasto libero nella scalea (era invece, evidentemente, di qualcuno che ora sta ballando), o si sposta comunque su un gradino non suo, — la luce si spegne di nuovo, si ferma la musica, si arresta il ballo; tutto tutto s'immobilizza, insomma: e s’ode soltanto il bisbigliare sommesso (qualcuno guarda di sottecchi il Re; che si ferma anche lui, ed anche lui osserva) delle persone che commentano, e resta solo la leggera luce dei lumini. Di una certa corposità, lassù, le sagome dei troni abbandonati; notevole risalto di chiaroscuri hanno le due nicchie; fra i musicanti si nota soprattutto lo zoppo, che rimane con lo strumento a mezz’aria e guarda con aria di crudeltà sorniona e consapevole. Il cavo pendente da una delle nicchie, allora, ondeggia leggermente; la Regina trae l’occhialino e guarda con occhi socchiusi il colpevole. Il quale discende lentamente la scalinata, s’inginocchia al confessionale, e quando ha finito torna al proprio posto. La luce si riaccende, la gente può vedere distintamente « chi è » (quello vorrebbe coprirsi il viso con le mani); subito riprendono la musica e le danze. Questa scena si ripete qualche volta, dunque, anche durante il ballo. A un certo punto (la musica continua), i balli rallentano. I ballerini si riuniscono in gruppi, a piccoli crocchi; uno spazio maggiore resta fra le persone, pel diradarsi delle coppie. Alcune di queste eseguono le loro specialità. Il Re, passando fra loro, democraticamente s’intrattiene ora con questo ora con quel gruppo, si ferma presso coloro che più lo interessano (agli altri dice semplicemente due parole, saluta; la Regina, dignitosa, dietro di lui, assiste). Si sa infatti che il Re vuole apprendere (e la Regina presenzia ai tentativi del marito, nell’atto d’imparare). Isomma, il Re vuol essere aggiornato sulle novità: come una sorta di dono, tutti gli mostrano ciò di cui sono capaci; naturalmente, soltanto quelli che hanno davvero qualcosa di raro da fare e da mostrare. Specialità, insomma; ad esempio, due coppie ora danzano — mostrando di tanto in tanto una certa coscienza di essere guardate — un ballo movimentatissimo (la musica ha improvvisamente accelerato, di molto, il suo tempo; gli altri convitati si stipano lentamente da parte, serrandosi in due ali e lasciando in mezzo le due coppie e il Re e la Regina), pieno di gesti con mani e piedi e tutto il corpo: una sorta di virtuosissimo e agitatissimo — nel ritmo che diventa, via via, frenetico — cha cha cha. Il Re s’avvicina maggiormente, attento, alle due coppie che stanno così dimenandosi; chiede; vuole imparare. Alto, massiccio, pieno, col suo palamidone viola-scuro (forse, di velluto) e due piedi enormi che appena ne sporgono, mentre una delle coppie ha smesso di danzare e gli accenna mimicamente, guardandolo, il meccanismo del ballo (l’altra coppia continua ad agitarsi; con piena coscienza, ora, di essere guardata: e dunque, è meno naturale di prima). Egli tenta un’imitazione grottesca, buffonesca — sbuffando e sospirando — del numero già assai singolare ma non clownesco delle due coppie. Provoca un certo turbamento (risultante dall’espressione di alcuni degli astanti) il fatto che Egli, che dovrebbe essere (e sinora è stato; sinché non è sceso a contatto con i convitati) la dignità personificata, si dimena, dondola, ciondola, in modo sgraziato e, pian piano, penosamente ridicolo; la sua gobbet-ta risalta ora in modo pronunciato, nell’on-deggiare pesante del palamidone; nei suoi occhi è qualcosa di assai simile all’espressione di chi, con buona volontà tuttavia (fiaccata, grado a grado, dal fisico sforzo), ben presto pensa: « Non so com’è, e come mi ci trovo; ma mi ci trovo! Debbo ormai ballare ». Cha cha cha. L’atteggiamento dei convitati s’è fatto più attento, ed esigente in maniera oscuramente interessata. Ma a questo punto la Regina, con un falso sorriso, interviene, dicendo parole incomprensibili; il Re fa un saltino e smette, fra il battimani generale. Segue un intervallo. I convitati gradualmente si diradano, introducendosi via via, conversando, in una porticina aperta nella parete di destra (rispetto agli spettatori); quando stanno sparendo, si comprende che 19