tri infine rimbalzano a terra, si levano un poco, ricadono. I convitati restando seduti sulla scalea, nella penombra, hanno in gran parte la testa rivolta indietro, a guardare i palloncini là in alto, con espressioni e gesti di stupore e desiderio. Ormai, sul piano dei sovrani i palloncini non entrano più (i valletti sono rimasti immobili a fianco dei troni: uno per parte, coi troni in mezzo) pena l’estetica e la praticabilità del piano stesso; già la Regina, infatti, e specialmente il Re col suo palamidone — che Egli già strettamente s’avvolge alla persona — debbono camminare con cautela in questo labirinto di palloni che hanno essi stessi creato; in modo da non urtarli. È una variopinta e delicata foresta di globi, che esita e oscilla nel tenue chiarore dei lumi. Allora le luci si riaccendono, i valletti scompaiono. II Re e la Regina discendono lentamente per la guida centrale della scalea, e dànno qua e là i palloncini superstiti (con gravità: è come un’onorificenza, certamente un segno di distinzione; accolto con muti gesti di gioia, di reverenza, di gratitudine) a questo e a quello dei vari personaggi. Fra i primi beneficiati, lo spettatore potrà riconoscere l’Avvocato, la Giovane Signora Malinconica, la Signora della Peluquería (il primo bacia le mani al Re, e i piedi alla Regina; alla seconda si riempiono gli occhi di lagrime; la terza, fa un breve gesto di rattenuta e sedotta commozione). Il Giovane Invitato Lugubre non l’attendeva, e riceve invece anche lui un palloncino, metà bianco e metà nero (è l’unico che può distinguersi di questa specie). Alcuni infine ricevono il palloncino con una certa noncuranza, perché assorti in se stessi e quasi non se ne accorgono; altri con meraviglia, perché non se l’aspettavano; altri ancora, con visibile terrore. Qualcuno implora, con le mani tese, verso i due distributori (fra questi, sorprende il notare il Caprone Apocalittico): ma per lo più, il Re prosegue impassibile nei confronti di costoro, e a qualcuno di essi rivolge uno sguardo d'odio; a uno, seduto e implorante con tutto il corpo proteso, la Regina dà un colpo sulla testa e, senza assegnargli il palloncino, ride con vivacità sguaiata (la sua espressione è: « Ti piacerebbe, vero? ») e passa innanzi. Pian piano i sovrani giungono ai piedi della scalea. Sono rientrati — quasi non visti; frusciando — i Musicanti con in testa lo zoppo (che è evidentemente il capobanda); hanno tutti, appeso alle spalle, un palloncino tricolore: bianco, rosso, e verde. A un cenno dello zoppo (che batte a terra il piede della gamba sana; e solleva indietro, armoniosamente e delicatamente, per infondere l'inizio del ritmo, la gamba storpia) essi suonano, assai bene e in sordina, serissimi, l'Inno Nazionale Russo. Il Re e la Regina, in basso, battono leggermente il piede, seguendo il ritmo; il Re fa anche piccoli gesti con la mano e col capo, come di svagata direzione. Durante l’Inno stesso, tuttavia, che rimane il traliccio del concerto, sono intercalati, appena iniziati ma ben scanditi (poi subito riprende, a più forte volume, come costante sottofondo, la musica dell’Inno, piana e uguale) motivi di canzoni italiane dell’immediato ieri, e di oggi, interpolate all'Inno, ogni volta, con un forte colpo a terra del piede dello zoppo direttore (frammisti, anche inizi di canzoni di guerra); ad esempio, sempre col sottofondo dell’ Inno Russo che subito riprende, le prime battute deU’aria « Se mi vuoi lasciare », seguita dall’inizio dell’Inno dei Bersaglieri (velocissimo), poi da quello di « Datemi un martello » e « La violeta »; poi la Marcia della Milizia (questa, dura un po’ più delle altre arie), « Noi vogliam Dio », « Vipera », ancora l'Inno Russo, una canzone di Rita Pavone e la fine dellTnno Russo fortemente conclusiva (un colpo di grancassa; il tamburo è d’obbligo anche per staccare il tempo della Marcia della Milizia). I convitati ascoltano conversando, e alcuni accarezzando i propri palloncini. Qualcuno di loro ha gridato, mentre s'intercalava un brano de La ballata della tromba, entusiasticamente « Viva l’Italia »! Poi il ritmo della musica torna placido, uniforme, di nuovo orientandosi sui lenti motivi dei balli antecedenti; per invitare, appunto, a nuove danze. Ma il grosso dei convitati ormai siede e conversa stancamente. Chi ha ricevuto il palloncino se l’è attaccato al collo, e parla con remota coscienza — sempre minore, invero — della presenza di esso; talora, continuando a discutere, si dà però un’occhiata sulla spalla, ove il palloncino s’è posato; o alza appena gli occhi, se esso s’è spostato un po’ sopra al suo capo; subito dopo riprendendo a parlare, un poco più alte ro e animato (provvisoriamente) di prima. Si capisce che la festa sta per finire. Molta gente è chiaramente affaticata: alcuni 22