hanno il viso fisso, altri appaiono un po’ invecchiati, con improvvise rughe sul volto; così molte donne: specie la Signora Malinconica, che guarda fissamente il suo palloncino rosa. Altre — ad esempio: la Signora della Peluquería — muovono talora le mascelle in modo ripugnante, forse per pulirsi i denti dagli ultimi avanzi del rinfresco: in effetti, qualcuna si mette le dita in bocca. Ci si accorge d’un tratto che c’è qualche bambino piccolissimo fra i piedi della gente, col viso pallido rivolto in su, verso gli adulti. La parte bassa della sala, al centro, è quasi sgombra. Tre o quattro coppie tentano ancora, alla stracca, di ballare. Il Re da un lato, in piedi, si gratta la testa. La Regina, non più accanto a lui, parla con una grassa signora all’altra estremità della stanza. £ a questo punto che, mentre l'atmosfera irrimediabilmente languisce e la luce s'è fatta via via meno intensa, entra dalla porta principale (quella aperta, cioè, sul moncone della parete che resta al limite del proscenio, proprio davanti agli spettatori), una giovanissima donna, snella, slanciata, il viso aggraziatissimo ossuto e lungo. Longilinea, ha lunghissime gambe affusolate (con tacchi) tipo quelle delle sorelle Kessler; capelli nerissimi molto lunghi, tirati su dietro in uno chignon fatto di boccoli. Il suo vestito, di una luminosità di perla, è stile impero, corto al ginocchio (il taglio è sotto il petto), di un tessuto morbido ma corposo come un raso pesante; accollato e senza maniche, è fatto, dal collo sino a sotto il seno (e così la fascia temi-naie all’altezza del ginocchio) con stoffa bianca ricamata di piccoli gigli borbonici in oro; e, da sotto il petto fino alla suddetta fascia, di gigli in azzurro su fondo verde chiaro. L’abito non è svasato, ma segue morbidamente la linea del corpo. Appena entra, la luce si ravviva, un mormorio d’ammirazione segue il suo incedere fino al centro della sala (da questo mormorio emerge un gridolino di donna: « Il Maggiolino! »), e presto il brusìo già fiacco dei conversari si spegne quasi del tutto. La giovane donna s’avvicina al Re, con passi misurati e leggeri da trampoliere. Accostandosi a lui (la musica, lassù sul piano dei troni, muore improvvisamente, con un singulto) gli sussurra qualcosa all'orecchio; s'intende, subito, che sa fare qualcosa di straordinario. Nel silenzio pressoché assoluto della sala anche i movimenti dei convitati sulla scalea (alcuni si piegano verso i vicini accennando alla giovane, in basso; e mormorando) pian piano si compongono e cessano. Lassù dal piano dei troni lo zoppo guarda la fanciulla per un lungo momento, con negli occhi uno spavento sempre più evidente: poi, lasciandosi nella fretta sfuggire di mano il suo strumento (che cade a terra, con acuto suono metallico) fugge precipitosamente dalla porticina, sforzando al massimo la gamba storpia; seguito velocemente da tutti i Musicanti. 11 Re dà già segni d'impazienza infantile, e ben presto fa cenno alla giovane d’incominciare. L’atmosfera generale è sospesa. Dàndo le spalle agli spettatori della platea, la fanciulla (il Re è al suo fianco) sgancia con lentezza il vestito ai due lati, schiudendolo come i petali d’un grande fiore da entrambe le parti contemporaneamente (i gigli d’oro brillano, mentre compie quest’atto), dal ginocchio alla vita e, restando con lo slippino nero (ha un corpo magnifico, duro e polputo, bianchissimo; le gambe velate di trasparenti calze nere, che si congiungono con lo slippino), esegue: ."ioc ?i mette, con svelta leggiadria — al centro esatto della sala — nella posizione seguente: mani a terra, gambe arrovesciate sulle spalle, testa fra le gambe (la schiena è rivolta agli spettatori). E rimane così, sospesa e immobile, col viso verso i convitati seduti sulla scalea. Quindi, senza guardarlo, intima lentamente al Re: — Ci provi —. La luce, viva al centro della stanza, è invece più tenue e ombreggiata sulla scalea, così che la gente ivi seduta ora appare — a mano a mano che i gradini salgono — come una massa poco distinta in chiaroscuro; debolissima lassù, sul piano dei troni, e ai lati di questi ove sono le nicchie: e acquista un rilievo maggiore la lampadina spenta e il grosso cavo pendente fuori da una delle nicchie, mentre l'idolo ch’è nell’altra ha deboli, intermittenti, remote fosforescenze. L'attenzione dei convitati sè appuntata, insieme alla luce forte, sulla persona del Re e su quella della giovane donna. Ancora una pausa (i giochi di luce debbono essere eseguiti con sapiente lentezza), poi la fanciulla ripete, con calma ancora maggiore — nella generale, ma già poco tesa, sospensione — e però con più profonda intimazione: — Ci provi —. Dapprima il Re esita, e dà una breve e furtiva occhiata intorno a sé. Poi comincia 23