a dimenarsi — con gradualità —, a contorcersi, a fare sforzi via via sempre più volenterosi (è sempre più consapevole che tutti lo stanno guardando; sulla scalea, qualcuno, restando assiso, si protende in avanti per meglio vedere) e vani; la faccia, grado a grado, gli si fa rossa, poi stralunata; ansima, sbuffa, cade una volta a terra, si rialza, fa una capriola, rotola sgraziatamente (nell'immobilità generale il contrasto è assai forte) cercando inutilmente d'imitare la singolare ma compostissima leggiadria dell'atteggiamento della ragazza. Col suo palamidone scuro che s’agita pesantemente insieme a lui, il sovrano dà ora, a tratti, l’idea d'un grosso, mostruoso scarafaggio che, imprigionato in un bozzolo di stoffa, cerchi con ogni mezzo — senza riuscirvi — di liberarsene. La luce al centro della stanza aumenta ancora; il Re compie ulteriori sforzi, sempre più affannosi, per mettersi nella posizione della giovane. Nel riverbero della luce ormai altissima si distinguono assai bene, di nuovo, sulla scalinata, i volti dei convitati tutti protesi a osservare la scena: molti sono attoniti, altri hanno uno sguardo disperato; ad altri un sorriso cattivo comincia a disegnarsi, tirato e fine, sulle labbra; altri ancora, col capo già semi-reclinato sul petto, assistono con una malinconia che sta per declinare in delusione. Molte donne guardano con tensione spasmodica, invece, con la bocca aperta e contratta, talune con occhi fatti crudeli; altre infine sono completamente immedesimate, nel volto e nella persona, con il crescente orgasmo del Re (la loro agitazione cresce a misura del crescere di quello). La Regina non si vede, o forse è ormai l’enorme vecchia, la più grinzosa, che batte i denti e si torce le mani all’estremità destra della scalea. Il Re, in piedi a sinistra della giovane (rispetto agli spettatori) continua a dimenarsi sempre più teso nei muscoli che, provatissimi, gli si stanno irrigidendo; ha ì lineamenti congestionati, stravolti, gronda sudore. Qualcuno dei convitati, profittando del fatto che l’attenzione generale è polarizzata sulla scena che si sta svolgendo ai piedi della scalea, furtivamente sale uno o due gradini più in alto rispetto al posto assegnatogli (si noterà che il rispettivo palloncino, sopra il suo capo, si eleva di qualche grado, gonfiandosi maggiormente); uno di loro — è il Giovane Invitato Lugubre dal palloncino metà bianco e metà nero, che si dilata smisurata- mente — guadagna addirittura quattro gradini. Nessuno se ne avvede; e la luce non si spegne. Gli spettatori potranno notare: quasi tutti coloro che compiono il furtivo avanzamento, sono gli stessi che s’erano, via via, andati a confessare. La ragazza è rimasta sospesa nella sua posizione, ma intanto ha rivolto anche lei il viso verso il Re; lo guarda, in attesa. Quando il sovrano è impegnato nello sforzo supremo, la luce della sala ha un forte ondeggiamento; la lampadina, lassù nella nicchia del piano dei troni, s’accende d’improvviso, abbagliante, e gli occhi dell’idolo, nell’altra nicchia, s’illuminano anch’essi d'un vividissimo bagliore: col fragore secco di qualcosa che s’è spezzato (contemporaneamente la lampada s’è di nuovo spenta; così gli occhi del feticcio; il cavo dondola, con molta evidenza, fuori dalla prima nicchia) rotola a terra, dalla scalinata fin verso il centro della sala, il corpo d’un piccolo bambino morto. Un grido di stupore e d’orrore percorre i convitati. Molti si levano in piedi, di scatto; la Signora della Peluquería, agitatissima, si batte le unghie sui denti in uno strano ticchio nervoso. Immediatamente, dopo un ultimo tentativo che si risolve in una sorta di abortito salto mortale il Re cade a terra, a lato della giovane donna (rimasta assoluta-mente immobile; ma il suo volto è tornato a fissare i convitati), lungo disteso, la faccia prona sul pavimento, appena sollevata, con gli occhi verso gli spettatori della platea; l’espressione di questa faccia è, insieme, depressa e atterrita. La luce dei riflettori, abbagliante, oscilla rapidamente, più volte, dal centro della sala alla scalinata e dalla scalinata al centro della sala. Fra i convitati c’è ora un lungo momento di attonito e paralizzato panico. Alcuni sono rimasti in piedi, con le mani a mezz'aria, altri inchiodati a sedere. Qualcuno ha il volto semidisfatto, terreo. Subito dopo (ma il momento di quella fissità ha una durata notevole: nel frattempo, qualche viso comincia a tremare; qualcun altro sembra in disfacimento), con gesti scomposti, grida gutturali, frizzi, lazzi, risa e oscenità, sulla scalea si scatena una fulminea e sempre più violenta confusione: in senso ascensionale, cioè dal basso della scalinata verso l’alto, dove tutti vogliono salire e salgono — in parte — strappandosi l’un l’altro i palloncini; che cominciano a volare disordinatamente nell’aria, al- 24