cuni sino ad aderire al soffitto. Nell’ansia disperata e improvvisa, di ascendere dai gradini dov’erano (e dovevano stare) a quelli superiori, alcuni convitati s’aggrappano freneticamente ad altri che sono già un po’ più in alto; molti di costoro risospingono con forza, a schiaffi e pugni, i propri vicini in basso; qualcuno già rotola lungo disteso sino ai gradini inferiori, si strappa i capelli e frigna e piange. Un palloncino scoppia. Le donne, in stato di crescente isteria, sono quelle che alfine — nella lotta per l'ascesa — hanno la meglio, e tumultuosamente, urlando, in parte denudandosi, alcune graffiandosi fra loro (dopo aver abbattuto gli uomini) e lottando con ghigni terribili, arrivano al piano dei troni. Invasa, via via, l’intera superficie di questo, con grida altissime strappano i numerosi palloncini rimasti sinora appesi ai fili, e li lanciano intorno. Parecchi di essi (a intervalli sempre minori) esplodono: qualche donna li usa, allora, per fare delle pernacchie; altre due tentano di rigonfiarne un paio e poi, non riuscendoci, li fanno violentemente, con le unghie, in minuti brandelli. La Signora della Peluquería vomita, in un canto, intera la sua parte di rinfresco. Altre s’azzuffano per sedersi sui troni (quelle che ci riescono sono, a loro volta, subito spodestate; oppure si siedono l’una sopra l’altra). Gli uomini sono rimasti tutti sulla scalea; al massimo, qualcuno è riuscito a giungere alle ultimissime rampe ma non ha il coraggio, evidentemente, di passare sul piano dei troni. Nella quasi totalità essi sono però distesi sui gradini, o fra un gradino e l’altro, supini o con la faccia verso terra, in estremo disordine di abiti, atteggiamenti, espressioni. Molti palloncini, lanciati dalle donne, volano a sbalzi già per la scalea, sfiorando il volto ad alcuni convitati; qualcuno fa ancora il gesto d’acchiapparli, ma quelli sfuggono, pur passando a portata di mano; altri guardano vinti il palloncino iridato, senza più muoversi, planare sopra di sé e lentamente discendere sino alla scala dove sono ancora, nelle stesse posizioni di prima, la fanciulla e il Re. L’espressione del volto di quest’ultimo è ora melensa, e gradualmente si fa assolutamente ebete. I palloncini si spargono dunque anche nella sala dove sono il Re e la ragazza, e passeggiano nell’aria; qualcuno finisce nei confessionali. La donne continuano a urlare e cominciano danze furibonde e diverse. A un grido più alto degli altri, l’idolo, stralunando gli occhi con un lampo, cade dalla nicchia infrangendosi fragorosamente a terra. La luce si spegne, si fa buio completo sul piano dei troni, la sarabanda aumenta in velocità e clamore; nella sala in basso — rimasta illuminata — arrivano pernacchie e palloncini sbandati. Qualche palloncino, come impazzito, attraversa interamente la sala passando al disopra della giovane donna e del Re (questi, al vederlo, ha un ultimo lampo d’ambiguità negli occhi spenti), giungendo sino agli spettatori della platea. La lampada della nicchia si riaccende, riverberando anche la scalinata; e balena la scena delle donne seminude e infuriate, che hanno rovesciato i troni e si picchiano con ferocia. Una canta a squarciagola una canzonacela militare; un’altra (è la signora che agl’inizi gridava: « A Tangeri! ») s’è trasformata in una grossa negra che balla oscenamente; un'altra ancora ripete urlando, velocissima, prima che due vicine l’uccidano, « Viva l’Italia! Viva l'Italia! Viva l’Italia! ». Un’altra è anch’essa uccisa e, nell’atto di morire, grida implorando una parola che non si capisce bene se sia stata « Papà! », oppure « Papa! ». La Giovane Signora Malinconica, trasformata (ma riconoscibile) in una canuta e svanita vecchietta, sta seduta a gambe larghe e si sfrega il viso — del tutto estranea a ciò che sta accadendo — con un liquido giallo che versa abbondantemente, fino ad esaurirlo, da una bottiglia di notevoli proporzioni (certo si tratta di profumo). Sulla scalinata alcuni uomini sono assolutamente inanimati. In piedi fra loro, una bambina bionda, con le treccine, bellissima, piange disperatamente, inascoltata. Degli uomini, infine, qualcuno è aggrappato spasmodicamente agli sportelli dei confessionali, e un paio, nel tentativo di scavalcare gli altri, piombano a capofitto nell’interno dei confessionali stessi. La lampadina scoppia, con fragore e fumo; torna buio completo sul piano dei troni e sulla scalinata. Si ode Grazia piangere ancora più forte, mugolando: « Le bambole! Le mie bambole! ». NeH’infernale sabba gli spettatori udranno ancora, di tanto in tanto, il grido della bimba: « Bambole! Le mie... bamb..! ». Il buio scende lentamente dal piano dei troni invadendo, per gradi, la scalea; e lassù, il subbuglio di urla e di pianti (si tratta ora, soprattutto, di lamenti e singhiozzi d’o 25