gni sorta) comincia con pari gradualità ad allontanarsi. Quando l’oscurità si diffonde anche nella sala ove sono il Re e la fanciulla (rimasti nelle stesse posizioni), il clamore è diventato via via remoto, più rado, e infine (in questo momento — immediatamente prima che non si veda più nulla — il Re fa un ultimo, redivivo tentativo di sollevarsi da terra ma ricade lungo disteso e con la faccia non più sollevata verso la platea sibbene aderente al pavimento) si spegne. Pausa lunga; silenzio e buio assoluti. Poi, la luce potente e bianchissima di un riflettore si accende, immobilizzandosi e circoscrivendosi (tutto il resto è nell’oscurità più completa) sulla figura della giovane donna. Il Maggiolino è rimasto sospeso nella sua posizione, ma nel frattempo (cioè: durante la precedente pausa d’oscurità) s’è voltato, ruotando su se stesso, e con i grandissimi occhi (ha lunghe, folte ciglia; e tracce viola di rimmel) fissa gli spettatori.