Antologia di Poesia Visiva Ringraziamo Lamberto Pignoni per aver reso possibile la pubblicazione di questa antologia di poeti visivi. Pignotti, come è noto, ha curato recentemente presso l’editore San Pietro l’unica antologia di poesie visive finora comparsa in Italia e all'estero, e continua ad occuparsi attivamente di problemi connessi all'avanguardia italiana. Dei testi qui pubblicali, a titolo di presentazione, quelli di Pignotti e di Miccini sono stati espressamente scritti come introduzione all’antologia proposta, gli altri costituiscono grosso modo il risultato eli un dibattito tenutosi sull’argomento a livello redazionale (n.d.r.). Lamberto Pignotti : Dunque un’altra antologia di poesia visiva. Ma forse è più corretto affermare che « Il Portico », ospitando nelle sue pagine un certo numero di esperienze di poesia visiva, vuol contribuire alla diffusione di notizie provenienti dalla prima linea. Più che di un’antologia si tratta allora di un bollettino relativo a una battaglia culturale in corso: non aspettatevi una pettoruta sfilata di battaglioni in parata ma piuttosto il discontinuo e incerto avanzare di manipoli d’assalto. Le bellicose metafore si addicono perfettamente alla poesia visiva, una poesia che sta da qualche tempo in zona di operazioni, nella terra di nessuno. Quelli che si intendono di poesia dicono che questa roba non è poesia; gli addetti ai lavori della pittura affermano che l’oggetto in questione non è pittura. A chi dunque il compito di giudicare tali esperienze? È una domanda che mi sono posto anche durante l’intervista che Camon ha poi pubblicato sul suo volume 11 mestiere di poeta. D’altronde, come dice il proverbio, il male voluto non è mai troppo; e la poesia visiva i guai se li è andati cercando fin dalla sua nascita. Intanto rinunciando a un preciso stato civile. Saltato il confine di quella regione che si chiama Letteratura non ha voluto chiedere l’asilo politico alla confederazione delle Arti Figurative. La posta in gioco è grossa e l’asso nella manica non manca: esso si chiama « il futuro ». La civiltà della parola e quella dell’immagine, come universi di comunicazione a sé stanti, appaiono già concezioni anacronistiche, e la poesia visiva si profila quale simbolo artistico di una non lontana civiltà verbale e iconica a un tempo. Per meglio e meno settorialmente comprendere i fatti culturali e artistici relativi al presente si parla di semiologia, di scienza generale dei segni, di una linguistica cioè che oltre all’aspetto puramente verbale del linguaggio, tenga anche conto, per dirla con Barthes, di « sostanze non linguistiche ». Del resto lo stesso Barthes ha tentato di fondare delle grammatiche sperimentali ad esempio sui linguaggi della pubblicità, della moda, dell’arredamento. Così non è impensabile che la poesia visiva proseguendo la sua strada incontri un giorno il semiologo. In attesa dell’evento un avvertimento per il lettore -visore (brutto ma corretto termine) delle poesie visive che seguono. Esse presuppongono un nuovo tipo di fruizione. Non contemplatele, posto che ciò vi salti in mente; non sforzatevi di afferrarle subito nella loro portata estetica. Sfogliatele come fate con le notizie politiche del vostro giornale; non 34