stoglievano lo sguardo su altro che su se stesse, una per una, al buio, senza distrazioni. Guardando, infatti, le sequenze di un film stampate — com’era uso fino a poco tempo fa — in edizioni anche ben curate, è fin troppo facile osservare la loro « minore » efficacia suggestiva, la loro scarsa pregnanza significativa perfino per coloro che, ormai smaliziati da un lungo tirocinio professionale di specialisti, osservassero quei fotogrammi con le vesti del filologo. Concludo questa chiacchierata, perciò, affermando che accanto alla produzione di poesie visive non va dimenticato di collocare — come ormai da anni va tentando il Gruppo ’70 per l’Italia e all’estero — un’organizzazione di diffusione e distribuzione attraverso i canali di comunicazione di massa. Un satellite artificiale non può essere lanciato a mano: la sua portata — ammesso che non vada distrutto nella caduta — sarebbe limitata; ha bisogno di un potente vettore se vuole guadagnare orbite celesti. Gino Baratta : Ci si può chiedere, posti di fronte al messaggio artistico di oggi e del passato, a chi questo si rivolga o si sia rivolto; a quale tipo di pubblico intenda o abbia inteso proporsi; ci si può chiedere, al limite, quale pubblico nel presente e nel passato abbia decodificato, consumato un codice di segni o di segnali. Avremmo risposte ogni volta diverse, ma tendenti tutte a dimostrare che la poesia ha sempre creato il pubblico (un certo pubblico) e che questo sempre ha cercato la poesia. Il sistema del prodotto offerto e della fruizione di questo è da sempre valido. Casomai, sarà da chiarire se si tratta di un consumo di élite e perciò di una offerta iniziatica, o invece di un consumo di massa e quindi di una offerta più democratica. A dimostrazione di ciò, possiamo dire che lo stilnovismo fu anzitutto una forza eversiva di avanguardia: produceva merce da consumare nel cenacolo. Rispondeva cioè ai gusti e alle esigenze preziose di pochi eletti. Un pubblico raffinato cercava una certa alimentazione rara e questa, nella forma di poesia chiusa, gli era somministrata. Poi qualcuno percepì che le esigenze di un nuovo pubblico più vasto si facevano sentire (in pochi anni quante oscillazioni del gusto, quante situazioni di obsolescenza!); quindi, dopo avere a lungo disquisito se l’universo linguistico usato dalla comunità fosse abbastanza capace di tradurre poeticamente i nuovi contenuti, decise di rispondere alla fame di passione, di faziosità, di sanità di una cittadinanza comunale. Un po’ più tardi, un altro si rese conto che una borghesia, dopo aver guadagnato tanto da potersi concedere un po’ di tempo libero, un po’ di svago, insomma certi lussi, rispose al bisogno di cortesia e di raffinatezza un po’ maliziosa con una serie di novelle. Si potrebbe continuare, per concludere tuttavia sempre con quanto sopra già si è detto. Sempre infatti tra parole e pubblico si crea un campo di tensione, un terreno di fruizione: il pubblico però fruisce solo una parte del prodotto offerto; pacificamente assimila e decodifica solo una certa quantità di messaggi; una buona parte di questi rimane invece carica di ridondanze, di significati, che solo in seguito saranno fruiti. Questi segni conservano intanto l’impertinente e sollecitante funzione di novità ambigue, 38