specialmente costituito dai due fattori dell’ironia e dell 'autoironia che Pignotti ha ragione di ritenere buone chiavi per il futuro e che forse permetteranno a questo genere poetico di superare quella che, per il momento, vorrei definire una costituzionale vocazione alla sincronicità e alla attualità. Non credo in ogni caso che il problema sia di grande importanza, neanche per gli autori immagino, essendo a mio parere più che sufficiente la funzione di sgretolamento (dal punto di vista del lettore) e di decantazione (dal punto di vista dell’autore) che la poesia visiva riesce fino ad ora ad esercitare. Suppongo che ci si possa a buon diritto considerare soddisfatti da questi risultati e non sono d’accordo con coloro che pretendono di sottoporre la poesia visiva ad analisi che essa non può sopportare e che di conseguenza portano a valutazioni apparentemente rigorose ed austere; ma in realtà inesatte o comunque non del tutto attendibili per un errore di prospettiva nella applicazione del metodo di indagine. La tesi ad es. del sottoprodotto culturale è a mio avviso polemica solamente nel caso in cui tenda a negare alla poesia visiva qualsiasi contenuto culturale; può invece venire senz’altro raccolta e quindi smontata dall’interno se intende alludere alla presenza di un messaggio culturale meno complesso di altri. Così come la sottolineatura, completamente opposta, del suo valore elitario non tiene sufficientemente conto degli sforzi compiuti proprio dal « Gruppo ’70 » per una somministrazione (a mio parere positiva nei risultati) spettacolare del prodotto poetico; e non tiene conto neanche di quella che per il momento è una semplice proposta, ma che fin dall’inizio è stata considerata un elemento indispensabile, vitale, dell’intera operazione poetica: intendo alludere alla possibilità di utilizzare per la diffusione del prodotto i normali strumenti di informazione e di comunicazione di massa. Mi pare che la realizzazione di questi progetti potrebbe variare di molto il giudizio o comunque offrire nuovo materiale di valutazione. Ignorare questo significa non tenere conto della natura particolare dell’oggetto in esame pretendendo magari di fargli assumere forme diverse da quelle che lo caratterizzano, come quando ad es. si sente lamentare la presenza del divertimento in un genere di discorso, come questo della poesia visiva, che proprio di esso intende servirsi e non per avventura naturalmente, ma per esplicita dichiarazione poetica non soltanto astratta, a mio avviso, ma di fatto concretamente riscontrabile, come vogliono le regole, nelle opere realizzate. Per questa via veramente la critica corre il rischio di divenire essa stessa più elitaria e meno democratica del prodotto che sta prendendo in esame. D’altra parte, a proposito del paventato declassamento della cultura operato dalla poesia visiva, non credo che l’aver scelto il luna park piuttosto del museo (secondo un non recente slogan del « Gruppo ’70 ») possa costituire motivo di particolare biasimo. Si tratta anzi di una scelta che anche la critica ovviamente dovrebbe tenere in qualche modo presente. 44