nei confronti del pubblico ristretto cui si rivolge, è di informare e di preparare una più idonea recettività del soggetto quanto ai valori della società che esso esprime e degli individui delle società di cui si tratta. Un cinema così inteso può diventare una buona introduzione alla comprensione interculturale e umana. Ma se questo cinema tentasse di uscire dai suoi limiti precisi, potrebbe disgraziatamente produrre degli effetti di « boomerang ». Molte persone dei nostri giorni giurano assai facilmente sulle cose viste. Ciascuno ha la pretesa di essere il « testimone oculare » che attinge alla fonte stessa del sapere, senza intermediari. Spesso sentiamo dire frasi come questa: « Ho visto alla televisione; ... è così », ecc. Ebbene, frequenti argomenti scientifici necessariamente più complessi ed impegnativi sono ricusati in funznione di ciò che si è visto al cinema o alla televisione. Si preferisce l'Africa presentata alla televisione o al cinema, aH’Africa oggettiva, reale, ben più complessa che lo studioso cerca di far intendere con spiegazioni scientifiche. Bisogna dunque che il cineasta prenda coscienza della sua responsabilità in questo argomento e della potenza della sua arte. Daremo un esempio per concretizzare queste osservazioni. Essa riguarda le reazioni di una borghese parigina alla proiezione di « Maîtres Fous » di J. Rouch al quartiere latino. Questa signora che occupava una poltrona proprio davanti a noi, non la smetteva durante tutta la proiezione, di uscire in esclamazioni come: « che selvaggi!... è una cosa orribile!... » Alla fine del film, quando fu accesa la luce, questa signora, accortasi di me, mi squadrò in un modo non equivoco e che non poteva che significare: « C’è poco da fare il furbo nel tuo collo lucido. Ti ho sorpreso fra i tuoi, proprio come sei, nella tua foresta, in mezzo ai tuoi feticci e ai sacrifici di sangue ». In altri termini per questa donna che forse non ha visto molti films sull’Africa, che ha le sue « idee sull'Africa », il film viene piuttosto ad aggravare e a convalidare i propri pregiudizi. Abbiamo riportato questo episodio per sottolineare la facilità con cui l’immagine dell'Africa vista attraverso il documentario, o meglio, la cattiva comprensione di un film riguardante l’Africa, può determinare o rafforzare una certa immagine erronea dell’Africa. Il film etnografico e il documentario pos- sono rivolgersi tanto agli Europei quanto agli Africani. Agli Europei possono offrire fatti oggettivi o scientifici; agli Africani possono apportare una migliore conoscenza della loro società e dei loro vicini. Ma bisogna che il suo pubblico sia preparato e selezionato. Questo genere di film, quale che sia la modestia del suo disegno originale, esprime e sottolinea dei valori culturali africani, delle situazioni sociali africane. Il problema è allora di sapere come si potrebbe arrivare a una migliore espressione di questi valori. È ciò che dimostreremo più oltre. 2) - Il cinema per il grande pubblico. Qui le esigenze del genere ci pongono problemi precisi. Anzitutto questo cinema è il prodotto di un’impresa nel senso più stretto del termine. Esso cerca prima il profitto e questa « ottica » influenza e determina la scelta del soggetto, i mezzi da impiegare e soprattutto la maniera di presentare la società o i fatti sociali. Ma s’investe certamente di una « missione culturale ». La scelta dei soggetti obbedisce ad un imperativo: anzitutto piacere al consumatore e di conseguenza, qui, bisogna manipolare il più abilmente possibile i luoghi comuni o lusingare bassamente gli istinti più elementari. Non si tratta dunque di esprimere dei valori autentici, di esprimere una condizione socio-culturale delineata con esattezza e in tutta la sua problematica, ma di riuscire ad incassare denaro. Un cinema del genere si occuperà meno di esprimere l'Africa che di essere « consumato » dall’Africano. E ciò che l’interessa sono le cosiddette « ricerche di mercato », vale a dire come trovare le strade e i mezzi per cui gli Africani dovrebbero essere spinti a consumare di più le produzioni cinematografiche. Secondo le necessità, si metterà l’accento sul film che meglio risponde alle tendenze naturali degli Africani o su quello che più lusinga il loro amor proprio. Questo cinema può svisare l’Africa per soddisfare il gusto di questo ambiente sociale o nazionale. Esso non indietreggerà davanti all’uso di certe immagini offensive o traumatizzanti per gli A-fricani, o esprimenti schemi dal contenuto discutibile: il negro schiavo, il negro che apre le porte, ecc. L’Africa rischia in queste condizioni, di essere nient’ altro che un quadro formale, di non essere che un prestesto in un cinema così impostato. Bisognerà compiere ogni sforzo, forse molta riflessione, e rinunciare parzialmente al « profitto immediato » ed al pro- 70