fitto « massimo ». Se il cinema è un’arte, la potenza di questa arte è oggi così grande, e la sua struttura così forte, che non possiamo più permettergli di essere un’arte morale, o un’arte senz'anima. Dobbiamo occuparci anche della « condizione socio-culturale negro-africana ». Molti tipi di problemi sono da tener presente. Dove sono questi valori che il cinema africano o il cinema in Africa può esprimere? Noi ci troviamo di fronte a realtà che rivelano diversi livelli. Ci troviamo davanti dei concetti e dei modelli. Nella misura in cui il cinema utilizza la parola, le connotazioni dei concetti hanno un valore fondamentale e il problema è di sapere in quale misura le connotazioni africane di certi concetti possono essere introdotte in questa nuova forma di espressione. Ci si risponderà che in ogni caso non si tratterà che di traduzione, poiché i fìlms saranno tanto meno in lingua africana, proprio in quanto vorranno rivolgersi ad un vasto pubblico. Ma noi rispondiamo che, anche se si tratta di lingue europee sembra che gli Africani tendano o tenderanno ad africanizzarle nelle forme più intime della loro espressione, vale a dire a trovarvi certe consonanze provenienti dalla loro lingua naturale. Quanto ai modelli, l'organizzazione del cinema come veicolo occidentalizzante d’acculturazione, illustra tutta la loro attualità. Bisogna ora porsi il problema di sapere come dei modelli tipicamente africani, potranno essere introdotti nell’espressione cinematografica e diventare essi stessi veicoli d’espressione di questo cinema. Il compito è relativamente semplice nel contesto del film etnografico e del film documentario poiché sarà sufficiente scegliere una precisa impostazione perché questi modelli sprigionino tutta la loro originalità ed esprimano tutta la loro « africanità ». Ma c’è un altro aspetto, quello della vita africana. Si tratterà per il cineasta di porre in luce un modo d'essere col mondo. Noi sappiamo dai nostri proverbi, detti, indovinelli, miti, canzoni popolari, da tutta la letteratura orale, dall'osservazione della vita quotidiana, dalla maniera di regolare i conflitti nei nostri tribunali, dalla maniera di organizzare e intrattenere relazioni entro il gruppo sociale, che gli Africani hanno certamente una maniera originale di esprimere la loro personalità sociale e il loro modo di essere al mondo e nella società: cioè un « quid proprium » che spetta al cineasta capire, invece di applicare certi schemi « passe par- tout » alla realtà africana. Un terzo aspetto concerne l'etica africana. Questa etica, così difficile da definire, traspare tuttavia nei rapporti assai semplici tra i membri di una famiglia. Così la sostanziale solidarietà che si esprime al livello del gruppo familiare, come i tipi di rapporti che esistono tra amici, potrebbero certamente essere oggetto di films molto interessanti. Un quinto aspetto: la filosofia e la metafisica tradizionale degli Africani. Si tratta questa volta di mostrare, sia per mezzo del film d’arte, sia per mezzo di film che sfruttino le ricchezze inesauribili delle nostre tradizioni 1’« esserci » dell’Africano. La nozione di solidarietà deve essere acquisita a due livelli specifici: a) sul piano cosmico; b) sul piano della società globale. In altri termini, la nozione di solidarietà interessa ad un tempo l’ambito religioso e metafisico e l’ambito profano. Sul piano puramente cosmico e filosofico, bisognerebbe tentare di far sentire in questa originale maniera di essere in comunione col mondo, di far parte di un gran tutto, così, senza deduzione né derivazione di essere una parte di questo grande tutto che l’Africano nella società tradizionale non separa mai dalla vita quotidiana. Nell'ambito profano ci è più facile illustrare solidamente sul piano della società globale. Il quinto aspetto riguarderebbe i fenomeni di cambiamento e adattamento e le reazioni che essi suscitano o che ne derivano. Ma sarebbe necessario, in questa condizione socio-culturale negro-africana, distinguere situazioni sociologiche accanto a valori culturali e modelli. Noi abbiamo problemi inerenti alle società tradizionali. Perché il cinema non dovrebbe rappresentare le società africane tradizionali nelle loro strutture essenziali, nella loro problematica, nella loro complessità, nei loro valori, fatti e gesta, nei loro grandi momenti storici? Non si tratterà necessariamente di films storici (che spesso peccano per eccesso o per difetto), ma dei films che siano degli autentici spaccati sociologici dell’Africa e del mondo negro-africano. Quanto ai problemi di reazione alla situazione coloniale e a tutte le situazioni di dominazione, i temi sono inesauribili. Le vicissitudini della presa di coscienza della personalità attraverso tanti sconvolgimenti e ripla-smazioni potrebbero servire da pretesto per delle belle pagine filmate. Tutto dipenderà dalle capacità del cineasta ed inoltre dalla sua obiettività e onestà intellettuale. Abbia- 71